N.8 2025 - Biblioteche oggi | Novembre 2025

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Uno sguardo internazionale

GIUSEPPE VITIELLO

Senior Advisor Europe; Rete delle Reti; g.vitiello@retedellereti.org

WENDY WAUTERS

Responsabile delle collezioni non-fiction; Rete delle biblioteche pubbliche di Anversa

Nasce a partire da questo numero un nuovo spazio a cura di Giuseppe Vitiello. Si occuperà di aspetti di particolare attualità che riguardano le biblioteche nel contesto europeo. “L’Europa delle biblioteche” si propone infatti di aprire il pubblico bibliotecario italiano ad esperienze bibliotecarie internazionali di particolare rilevanza. 

Focalizzata su specifici argomenti, la rubrica avrà cadenza quadrimestrale e una struttura innovativa. Una prima parte, pubblicata sul fascicolo “cartaceo”, comprende un’introduzione del curatore al tema della puntata seguita da uno o più articoli di bibliotecari di altri paesi europei che descrivono esperienze di particolare interesse riguardanti il tema in questione. Una seconda parte sarà consultabile dagli abbonati sulla piattaforma di “Biblioteche oggi” e conterrà, in un’ottica di “rivista aumentata”, un’ampia documentazione utile per approfondire il tema trattato.

English abstract

Freedom of expression in libraries is a dynamic and multifaceted concept that goes beyond the complex dialectic between the political power and professional institutions. International and national cases such as the dismissal of Carla Hayden from the Library of Congress in 2025 or the transfer of Fabiola Bernardini, director of the Todi Library, in 2018 exemplify the “vertical” clash between politics and library institutions. The current challenge is to resist and manage the pressure ‘from below’, exerted by organized groups (religious, political) that aspire to cultural hegemony and show intolerance towards deviations from their dogmas. This has encouraged a renewed concept of freedom of expression in libraries: an ecosystem based on both the rejection of censorship of ideas and opinions and the duty to respect legal and ethical limits that prohibit incitement to hatred, defamation, and violence, in order to safeguard human dignity. Examples of this approach are the European Regulations 2022/2065 on digital services, 2024/1083 on media freedom, and 2024/1689 on artificial intelligence. 

This is referred to in the text by Wauters, a librarian in Antwerp, who describes the many challenges facing Flemish libraries. Balancing inclusivity, quality, and neutrality in their collections, Flemish libraries face pressure from religious groups and authors of poor-quality self-published works, which demand, respectively, the censorship of sensitive content and the right to be displayed on library shelves. In addition, the phenomenon of self-censorship pushes librarians to withdraw materials for fear of negative reactions. And, last but not least, there is pressure from politicians, who promote ideologically driven collection developments, undermining the independent judgement of library professionals. Against such pressure, Wauters offers a few useful survival tips.

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Libertà di espressione in biblioteca. Oltre la censura, un ecosistema di diritti e di doveri

Questo numero di “L’Europa delle biblioteche” è dedicato alla libertà di espressione in biblioteca e si compone di due parti. La prima riguarda un’esperienza bibliotecaria di frontiera promossa dalla biblioteca pubblica di Anversa, preceduta da un’analisi introduttiva in cui essa è contestualizzata nella sua specifica realtà politica e socio-culturale.

La seconda parte – prolungamento online della prima – contiene un’ampia rassegna bibliografica commentata con link a strumenti normativi e professionali su temi quali: il quadro giuridico internazionale e nazionale, come realizzare la libertà di espressione in biblioteca, i codici etici relativi, l’esigenza di una legge nazionale sulle biblioteche, la censura (con particolare riferimento all’autocensura), il richiamo all’Agenda 2030 per lo sviluppo sostenibile (sia ai suoi target, sia agli indicatori di riferimento) e, infine, uno sguardo trasversale su come l’Intelligenza Artificiale determina le coordinate del campo della libertà di espressione.

Considerazioni preliminari

In genere, nella comunità bibliotecaria il concetto di libertà di espressione e del suo negativo, la censura, viene rappresentato in modalità verticale: un potere assoluto e arbitrario interviene dall’alto a soffocare le voci di una comunità, ridurla al silenzio per piegarla ai suoi voleri. La censura – la soppressione o le restrizioni o gli adattamenti posti alla circolazione di informazioni, idee, espressioni artistiche o contenuti – ne è la manifestazione più tipica.

Che cosa succede invece quando l’imposizione è esercitata dal basso, quando gruppi formatisi intorno a una ideologia sociale, religiosa, o politica aspirano all’egemonia culturale totalizzante e non tollerano deviazioni dai propri dogmi e standard di comportamento? Come resistere a tale pressione, senza trasformare anche lo spazio bibliotecario nella terra sventurata bisognosa di eroi descritta nella Vita di Galileo da Bertolt Brecht (Brecht, 1963)?

La libertà di espressione è concetto molto più sfaccettato e profondo della semplice assenza di censura. Si tratta di un ecosistema complesso, sorretto da pilastri fondamentali che ne definiscono i confini e ne garantiscono il funzionamento: normative da un lato, ma anche, dall’altro, un ambiente di rispetto, tolleranza e accettazione del pensiero altrui. Questi elementi sono il collante di una società in cui la convivenza di opinioni discordanti è resa possibile e si traduce in un sistema socio-politico solidale e comprensivo dei bisogni degli altri.

Al centro di questo ecosistema c’è il diritto di ogni individuo di manifestare il proprio pensiero senza interferenze. In biblioteca ciò si traduce, tra l’altro, nella disponibilità di una vasta gamma di materiali che rappresentano diverse prospettive, magari impopolari o controverse. La Raccomandazione del Consiglio d’Europa sulla legislazione e la politica delle biblioteche in Europa riconosce che

Le biblioteche sono create a beneficio delle loro comunità di utenti, in modo da fornire alle persone un accesso aperto all’informazione e alle idee. In quanto luogo di incontro indipendente e arena per discussioni e dibattiti pubblici, contribuiscono allo sviluppo di una società democratica e alla libertà di espressione e di pensiero.

E inoltre:

L’accesso a […] materiali informativi di base e ai servizi bibliotecari è un diritto fondamentale, a meno che la legislazione promulgata non lo limiti di proposito, conformemente alle convenzioni, alle dichiarazioni e alle carte fondamentali che tutelano i diritti umani e le libertà fondamentali(Consiglio d’Europa 2023).

Accanto al principio esteso e imprescindibile della libera opinione, esistono confini legali e etici dove il diritto cede il passo al dovere di proibire l’incitamento all’odio, la diffamazione, la violenza, la protezione dei minori e, in genere, la dignità della persona. La grande sfida per i bibliotecari (e non solo per loro) è bilanciare questo diritto fondamentale con la responsabilità di garantire un ambiente sicuro e rispettoso per tutti gli utenti, senza diventare gli arbitri del “vero” o del “giusto”. Si tratta di applicare accordi internazionali come la Convenzione internazionale sui diritti civili e politici del 1966 (United Nations, 1966), o la Convenzione europea dei diritti dell’Uomo del 1950 (Consiglio d’Europa, s.d.). Entrambe riconosconolimiti all’esercizio della libertà di espressione con misure necessarie, in una società democratica,

alla sicurezza nazionale, all’integrità territoriale o alla pubblica sicurezza, alla difesa dell’ordine e alla prevenzione dei reati, alla protezione della salute o della morale, alla protezione della reputazione o dei diritti altrui, per impedire la divulgazione di informazioni riservate o per garantire l’autorità e l’imparzialità del potere giudiziario (art. 10) (Consiglio d’Europa sd).

Tali limitazioni non sono da considerare impedimenti; esse servono anzi a rafforzare l’altro pilastro dell’ecosistema delle libertà: il rispetto, la tolleranza e l’accettazione del pensiero altrui. Limitare la libertà di espressione significa impedire che essa si traduca nel suo opposto, in sopraffazione e prevaricazione, salvaguardando il rispetto per la dignità della persona, la tolleranza come pratica e l’accettazione della diversità culturale come traguardo sociale.

La difesa della libertà di espressione su Internet è assicurata da una serie di strumenti normativi applicati dall’Unione europea, come ad esempio il Regolamento 2022/2065 sui servizi digitali (Unione europea, 2022), il Regolamento europeo 2024/1083 sulla libertà dei media (Unione europea, 2024a) e il Regolamento 2024/1689 sull’intelligenza artificiale (Unione europea, 2024b). Va sottolineato che, per reciproco interesse delle due parti, questi strumenti sono stati tenuti fuori dall’accordo sui dazi del giugno scorso che ha interessato gli Stati uniti e l’Unione europea.

Va soprattutto enfatizzato il fatto che la regolamentazione di Internet non riscontra in Europa la stessa intensità di resistenza degli Stati Uniti. Gli europei hanno in genere meno fiducia nelle soluzioni fondate esclusivamente sulle regole di mercato e sono più aperti agli interventi governativi di natura regolamentare. Bradford (2020) ha chiaramente stabilito la differenza tra l’approccio rigoroso dell’UE e la relativa riluttanza degli Stati Uniti a ritenere gli attori di Internet responsabili dei contenuti ospitati sulle loro piattaforme.

In comparazione all’approccio adottato dagli Stati Uniti, l’UE concepisce l’incitamento all’odio illegale in modo senza dubbio estensivo. Nell’UE non solo sono vietati i discorsi che incitano alla violenza, ma anche quelli che incitano all’odio in quanto tale. Al contrario, la Costituzione degli Stati Uniti vieta solo i discorsi minacciosi che siano suscettibili di provocare una risposta immediata” (Bradford, 2000: 156).

L’articolo di Wendy Wauters, responsabile dello sviluppo delle collezioni non-fiction della Rete delle biblioteche pubbliche di Anversa, tocca argomenti classici nello sviluppo delle collezioni librarie, ma con una sensibilità che si avvicina all’impostazione prevalente nelle recenti legislazioni europee su Internet. Tale approccio è non solo pertinente, ma anche tempestivo: viviamo in un mondo dominato dai social media e dalle piattaforme di comunicazione. Sono esse che regolano le agende globali, relegando i media e le istituzioni tradizionali del documento a un ruolo di mero fact-checking.

La rappresentazione comune della libertà di espressione in biblioteca che è forse prevalente in Italia individua nello scontro verticale tra potere politico e organo istituzionale il conflitto tra un’istanza professionale, desiderosa di realizzare in modo estensivo politiche conformi allo spirito della Costituzione democratica, e un attore politico, che invece proprio quella Costituzione intende modificare e riorientare verso un’interpretazione di frattura e polarizzante, magari in senso autoritario.

Manifestazione eclatante di tale scontro è stato il licenziamento in tronco di Carla Hayden, direttrice della Library of Congress degli Stati Uniti per opera della Casa Bianca. A livello internazionale e, a maggior ragione statunitense, l’indignazione è stata unanime. Tra tanti, l’Associazione italiana biblioteche (AIB) ha a giusto titolo denunciato le ragioni ideologiche del provvedimento rivendicando per le biblioteche il ruolo di “organismi di diffusione ed elaborazione della conoscenza [che] non possono essere al servizio di un governo o di un partito. I bibliotecari sono professionisti delle conoscenze, con uno specifico codice etico che è garanzia per chi fruisce dei servizi delle biblioteche della possibilità di accedere ad ogni tipo di informazione, senza censure” (AIB, 2025).

Alla Library of Congress il disprezzo del potere esecutivo per le istituzioni, la scienza e l’informazione non allineata ai suoi dogmi ha trovato un ostacolo. Da questa polarizzazione, peraltro impari nella reciproca forza contrattuale, ne escono stravolti i valori di neutralità, obiettività e di accesso illimitato alla conoscenza. Dopo tutto, l’etica bibliotecaria non impone di servire un’amministrazione politica, ma di preservare, diffondere e valorizzare il patrimonio culturale e informativo di una nazione.

Non diversamente, in ambito italiano, si espresse la solidarietà della comunità bibliotecaria nazionale e europea allorché Fabiola Bernardini, direttrice della Biblioteca comunale di Todi, fu nel 2018 trasferita d’ufficio in un dipartimento non bibliotecario per essersi rifiutata di dare riscontro alla richiesta di rimuovere dagli scaffali della biblioteca “libri per bambini con contenuti riguardanti temi educativi sensibili”. In tale occasione, la direttrice Bernardini inviò l’intero catalogo dei testi presenti in biblioteca, precisando che la loro collocazione rispettava le linee guida previste nel settore (AIB, 2018).

L’ambito della libertà di espressione non è però un concetto monolitico, ma un principio dinamico che varia significativamente a seconda di dove, quando e come esso viene esercitato. Comportamenti, limitazioni e garanzie possono essere sussunte nell’ambito vago di principi generali, ma la loro risoluzione nelle situazioni concrete è profondamente influenzata dal contesto geografico e attuativo, come vedremo appunto nelle soluzioni qui di seguito presentate.

Situazioni di frontiera

La biblioteca di Anversa si trova ad operare lungo linee di frontiera dai contorni assai frastagliati. Per questo, prima di introdurre l’esperienza della collega, vale la pena contestualizzare la sua specifica situazione nell’ambito socio-culturale della comunità di riferimento.

Anversa è un caso di città prospera al limite dell’opulenza. La provincia di Anversa ha una popolazione di circa 1.932.876 abitanti (2024) e un tasso di cambio di popolazione dello 0,86%. Il suo PIL pro capite è pari a ca 59.000 EUR (per comparazione, il PIL pro capite di Milano è di 42.885 EUR e la sua crescita demografica annua è 0,7%). I primati di Anversa non si fermano qui: lusinghieri sono anche i progressi nel campo educativo con attività di lifelong learning che interessano il 7% degli abitanti (Milano: 4%). L’84% degli abitanti è dotato di competenze digitali (Milano: 55%). (Institute for quality of life, 2025). Nel 2022, il 22% degli abitanti di Anversa non aveva nazionalità belga (Demographics of Antwerp, 2025).

Altra particolarità consiste nell’ospitare una forte componente ebrea ortodossa e ultraortodossa di ca 20 000 abitanti ben radicata nel commercio dei diamanti (History of the Jews in Antwerp 2025). Il governo di Anversa è retto da una coalizione guidata da Nieuw-Vlaamse Alliantie (Nuova Alleanza fiamminga), partito conservatore e nazionalista, che nel Parlamento europeo fa parte del Gruppo dei Conservatori e dei Riformisti Europei. Come ci informa Wauters, conflitti di tipo verticale causati dall’interferenza della politica sulle scelte di acquisizione sono avvenuti in alcune città fiamminghe, come ad esempio Ninove (ca 40 000 abitanti).

Nella sua descrizione Wauters mostra le sfide e gli incidenti di percorso cui va incontro una professionista bibliotecaria nella salvaguardia del pluralismo e dell’apertura delle collezioni. Il fronte di resistenza riguarda la difesa contro le pressioni congiunte di gruppi di utenti ben organizzati e potenti: quelli religiosi (ebrei ultraortodossi ad Anversa, ma in altri contesti potrebbero essere, in egual misura, islamici o cristiani) e del mercato editoriale (in particolare il self-publishing).

Considerazioni personali

L’esperienza di Anversa può risultare perturbante per il lettore professionale italiano, abituato alla comfort zone di un numero ancora ridotto di scontri verticali e, probabilmente e fortunatamente, un’assenza relativa di interferenze orizzontali dovute a gruppi di pressione. Nella tradizione bibliotecaria italiana il patto con l’utenza collega in modo pertinentemente univoco la professione ai bisogni del pubblico, definendo così i relativi rapporti di servizio.

L’Italia ha, inoltre, un’identità nazionale forte di oltre 150 anni di storia, a dispetto di periodici interventi di certa politica regionalista dagli impatti ben assorbibili in biblioteca. Siamo molto lontani dalle rivendicazioni regionaliste presenti in diversi paesi europei: il riconoscimento dell’italiano come lingua nazionale, anche nelle regioni a statuto speciale, costituisce fattore dirimente per la definizione delle gerarchie culturali e linguistiche bibliotecarie.

La nozione di frontiera che qui presentiamo non va certo intesa in senso geografico, ma piuttosto come limes, una linea di difesa dei valori della democrazia in situazioni caratterizzate da confini socio-culturali e demografici molto frastagliati. Agli occhi di qualche bibliotecario italiano, essa potrà apparire addirittura ideologizzata e/o politicizzata, giacché l’impegno su temi come la disinformazione o la resistenza all’intolleranza porta alla rottura della neutralità. Un bibliotecario che prende posizione non è più un professionista imparziale, ma un attivista, e questo potrebbe minare la fiducia pubblica nell’istituzione stessa.

L’atteggiamento della bibliotecaria belga è invece impegno etico e mostra la responsabilità istituzionale di prepararsi a realtà prevaricanti e minacciose. Vi sono due aspetti che, a mio avviso, vanno sottolineati. Il primo è il senso direi “esistenzialista” con cui la bibliotecaria interpreta la sua missione; il secondo è il coraggio individuale.

Di fronte all’intemperanza della comunità estremista religiosa – che non esita, ad esempio, a effettuare micro-libricidi vandalizzando i testi dove sono esposte figure considerate “oscene” – la collega belga propone, quasi riecheggiando le proposizioni del Consiglio d’Europa (a loro volta mutuate dalla legislazione norvegese), di trasformare le biblioteche in arene per il dibattito.

Il coraggio della scelta espone ogni individuo a critiche, anche interne alla professione bibliotecaria. In questo caso la collega indica nella mediazione critica la trasformazione professionale del bibliotecario, impegnato nella difesa dell’integrità dell’informazione documentale e del diritto a una conoscenza autentica. Il metodo civile e trasparente lascia trasparire un altro aspetto tipico della professione bibliotecaria, e non solo: la latitudine e l’estensione dell’autocensura – un tema di grande rilevanza, che lo spazio concesso a questa rubrica non ci consente però di affrontare.

In conclusione, la libertà di espressione in biblioteca è nozione profondamente delicata perché è in equilibrio instabile tra il diritto di parlare e la responsabilità di non ferire: è un patto con i pari e con l’utenza, a cui si richiede rispetto per le esperienze altrui e tolleranza verso idee e credenze diverse dalle proprie. Inoltre, essa deve tenere conto di un ampio ventaglio di esperienze e di situazioni specifiche, prima di potere essere incapsulata in una serie di linee direttrici o di ricettari applicabili in contesti mobili e scenari appesantiti da frizioni demografiche e socio-culturali di grande complessità. A questo si aggiungono scenari contingenti che vedono un mondo contemporaneo caratterizzato dall’incertezza, con la preminenza del diritto internazionale rimessa in discussione, il potere delle organizzazioni internazionali in affievolimento e il sistema delle relazioni internazionali orientato decisamente su posizioni “realistiche” fondate sull’anarchia.

In questo consiste la militanza della bibliotecaria belga: nel creare, per dirla con Lankes, “spazi sicuri per esplorare idee pericolose” (Lankes, 2025: 52). Richiamandoci ancora a Bertolt Brecht: “La verità riesce a imporsi solo nella misura che noi la imponiamo; la vittoria della ragione non può essere che la vittoria di coloro che ragionano” (Brecht, 1963: 604).

Bibliografia

AIB (Associazione italiana biblioteche) (2025). AIB dice no al licenziamento della direttrice della Biblioteca del Congresso USA, https://www.aib.it/notizie/no-licenziamento-direttrice-biblioteca-congresso-usa/, 14 maggio 2025.

AIB (Associazione italiana biblioteche) (2018). La Biblioteca comunale di Todi funziona bene? Trasferiamo la direttrice, https://www.aib.it/notizie/trasferimento-bibliotecaria-todi/.

Bradford, Anu (2020). The Brussels Effect: How the European Union Rules the World, Oxford University Press, 2020.

Brecht, Bertolt (1963). Vita di Galileo. In Teatro, vol. II, Torino, Einaudi, 1963.

Council of Europe (s.d.). European Convention on Human Rights, as amended by Protocols Nos. 11, 14 and 15, supplemented by Protocols Nos. 1, 4, 6, 7, 12, 13 and 16, https://www.echr.coe.int/documents/d/echr/Convention_ENG.

Demographics of Antwerp, “Wikipedia”, https://en.wikipedia.org/wiki/Demographics_of_Antwerp.

European Union (2022). Regolamento (UE) 2022/2065 del Parlamento europeo e del Consiglio del 19 ottobre 2022 relativo a un mercato unico dei servizi digitali, https://eur-lex.europa.eu/legal-content/IT/TXT/?uri=uriserv:OJ.L_.2022.277.01.0001.01.ITA.

European Union (2024a). Regolamento (UE) 2024/1083 del Parlamento europeo e del Consiglio, dell’11 aprile 2024, che istituisce un quadro comune per i servizi di media nell’ambito del mercato interno, https://eur-lex.europa.eu/legal-content/IT/TXT/?uri=CELEX:32024R1083.

European Union (2024b), Regolamento (UE) 2024/1689 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 13 giugno 2024, che stabilisce regole armonizzate sull’intelligenza artificiale https://eur-lex.europa.eu/legal-content/IT/TXT/?uri=OJ:L_202401689.

History of the Jews in Antwerp, Wikipedia,

https://en.wikipedia.org/wiki/History_of_the_Jews_in_Antwerp

Institute for quality of life (2025). Happy City Index 2025, https://happy-city-index.com/Antwerp/.

Lankes, David R (2025). Tryptich: death, AI, and Librarianship. David Lankes.

Unione Europea (2022). Regolamento (UE) 2022/2065 del Parlamento europeo e del Consiglio del 19 ottobre 2022 relativo a un mercato unico dei servizi digitali, https://eur-lex.europa.eu/legal-content/IT/TXT/?uri=uriserv:OJ.L_.2022.277.01.0001.01.ITA.

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Unione Europea (2024b), Regolamento (UE) 2024/1689 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 13 giugno 2024, che stabilisce regole armonizzate sull’intelligenza artificiale https://eur-lex.europa.eu/legal-content/IT/TXT/?uri=OJ:L_202401689.

United Nations (1966). International Covenant on Civil and Political Rights, adopted on 16 December 1966 by the General Assembly, Resolution 2200A (XXI), https://www.ohchr.org/en/instruments-mechanisms/instruments/international-covenant-civil-and-political-rights.

Censura, valori fondamentali e l’esperienza delle biblioteche fiamminghe

Una moltitudine di specchi e finestre

Si dice spesso che le biblioteche pubbliche dovrebbero offrire al loro pubblico sia specchi che finestre, libri in cui i lettori possano riconoscersi e magari acquisire nuove intuizioni sulla propria vita, e libri attraverso i quali possano esplorare il mondo da diverse prospettive: una finestra ampia su ciò che accade intorno a loro e, nel migliore dei casi, una comprensione più profonda dei mondi sconosciuti che si dispiegano sulle pagine di un libro. In questo spirito, anche la rete delle biblioteche di Anversa cerca di fornire tali specchi e finestre: nello specifico, 939.308 di essi (libri) presi in prestito nel 2024 da 70.623 utenti. Come ci si potrebbe aspettare, ciò riflette una moltitudine di sguardi: persone che si rivolgono ai libri sia per riconoscere le proprie storie, sia per incontrare mondi lontani dal proprio.

Questo articolo si concentra sulla sfida crescente di servire questi profili altamente diversificati, una situazione tutt’altro che unica nella nostra regione, e sul percorso che abbiamo seguito per affrontarla nelle Fiandre, in Belgio.

Alcuni esempi dalle Fiandre

Le recenti esperienze ad Anversa illustrano le complesse sfide che le biblioteche pubbliche devono affrontare nel servire comunità diverse. La popolazione ebraica della città visita spesso le biblioteche durante le gite scolastiche, una pratica generalmente accolta con favore dal personale. Tuttavia, queste visite hanno occasionalmente generato richieste specifiche: evitare di esporre copertine di libri che raffigurano nudità (come i libri di yoga), escludere libri per bambini con personaggi di sesso misto o censurare passaggi di testi sull’evoluzione o sulle origini del mondo quando utilizzati nei programmi scolastici. Tali richieste evidenziano il delicato equilibrio che le biblioteche devono mantenere tra inclusività e sensibilità.

Le opere autopubblicate presentano un’altra serie di sfide. Ad esempio, un libro di saggistica sulla guarigione spirituale, donato alla biblioteca locale dall’autore, è stato rifiutato per motivi di qualità. Sia lo stile di scrittura che l’impaginazione del libro erano molto scadenti e, pur ammettendo che si tratta di un giudizio soggettivo, anche il contenuto era carente. L’autore, tuttavia, ha sottoposto la decisione a un funzionario governativo, costringendo il bibliotecario a giustificarla due volte davanti a un comitato consultivo. Ciò significa avere a che fare con membri del comitato che spesso non hanno alcuna formazione letteraria né alcuna competenza nelle sfide legate alla gestione di una collezione di una biblioteca pubblica. In quanto bibliotecari, occorre solo sperare che il comitato si fidi del giudizio professionale autonomo. Un caso simile si è verificato con un libro per bambini autopubblicato, in cui l’autore locale si presentava come scrittore pluripremiato, riferendosi a un premio (BoekGoud) che in realtà viene assegnato dalla piattaforma stessa di autopubblicazione su cui gli autori presentano le proprie opere, cosa che la maggior parte dei funzionari non sa.

L’autocensura è un altro fenomeno. In un caso, una piccola biblioteca di Anversa ha restituito Gaymasutra al responsabile della collezione (l’autore) a causa delle preoccupazioni per le reazioni negative locali, anche se il Kama Sutra, che contiene anch’esso immagini fotografiche, è ampiamente disponibile nella rete bibliotecaria. La richiesta era stata infatti avanzata da un utente che cercava informazioni sulle pratiche sessuali sicure tra partner dello stesso sesso, informazioni che altrimenti non erano disponibili nelle biblioteche fiamminghe.

Infine, le pressioni politiche influenzano sempre più le collezioni delle biblioteche. Durante le elezioni dello scorso anno, in alcuni comuni alle biblioteche non è stato permesso di ospitare conferenze di autori politicamente attivi. Ciò è profondamente preoccupante, poiché le biblioteche democratiche hanno lo scopo di aiutare i cittadini ad acquisire competenze politiche. Dopo aver vinto le elezioni locali a Ninove, Guy D’haeseleer del partito di estrema destra Forza Ninove ha dichiarato: “La nostra biblioteca deve includere più libri di destra e nazionalisti fiamminghi” (Debackere 2024). Questa dichiarazione ha provocato uno shock nella comunità bibliotecaria. Il problema non è solo l’ideologia politica in sé, ma piuttosto il fatto che un’autorità di finanziamento stia attivamente cercando di dettare le politiche di acquisizione. È allarmante che il loro programma elettorale sia già stato attuato come politica. Il nuovo funzionario per la Cultura e le Biblioteche ha dichiarato la sua intenzione di combattere quello che definisce “il pregiudizio di sinistra nell’acquisizione dei libri”. Il suo programma è richiedere in via preliminare la lista delle spedizioni (libri inviati dagli editori per la revisione prima dell’acquisto) intervenendo laddove siano inclusi “libri dell’editore di sinistra EPO o libri che glorificano la pedofilia o la violenza” (Van Berlaer 2025).

Un mondo precario

Le sfide provengono da molte direzioni, tra cui lo stesso personale delle biblioteche, i gruppi comunitari, i comitati dei genitori, i consigli scolastici, i singoli lettori, i governi e i partiti politici, nonché le autorità religiose.

A che punto siamo oggi? Ci troviamo di fronte a:

una società polarizzata: più una società è polarizzata e meno è democratica, più forte è la pressione per vietare i libri, che spesso fungono da controvoci;

un pubblico, sia online che offline, sempre più incline a esprimere le proprie preoccupazioni e richieste. La pandemia di COVID-19 non ha fatto altro che accelerare questa tendenza;

l’ascesa dell’editoria indipendente, che richiede alle biblioteche di orientarsi tra materiali privi di chiari indicatori di qualità;

un settore editoriale sempre più commercializzato, in cui anche gli editori più rinomati non garantiscono più una qualità assoluta.

È inoltre importante mappare le varie ragioni, spesso sovrapposte, per cui vengono avanzate richieste di rimozione dei libri (Molenaar, 2024). Tali richieste possono essere motivate dalla paura (ad esempio, la percezione di una normalizzazione di idee controverse), dalla preoccupazione, da una forte convinzione (politica, religiosa o morale) o da giochi di potere (affermare il controllo sull’identità e il rispetto). Al contrario, i libri sono inclusi nelle collezioni per motivi di rappresentanza, in particolare per le comunità emarginate, e di lotta contro la censura che è, in ultima analisi, una lotta contro la riscrittura della storia.

Le biblioteche pubbliche sono altamente vulnerabili. Rimangono uno dei pochi spazi pubblici in cui persone di ogni provenienza si riuniscono, indipendentemente dalle opinioni politiche, dall’età, dal reddito e dalla religione. In qualità di responsabile delle collezioni, si è profondamente consapevoli di questa realtà demografica. Le biblioteche si sforzano di essere il più inclusive possibile, ma questo significa anche che a volte le decisioni provocano resistenze. A complicare ulteriormente le cose, il Belgio non dispone di un quadro giuridico chiaro per gestire le contestazioni sui libri. A differenza di altri paesi, non esiste una protezione giuridica per le biblioteche.

Problemi diversi richiedono soluzioni diverse

Date queste sfide, è chiaro che problemi diversi richiedono approcci distinti. Il più importante tra questi è la manutenzione della collezione, che è essenziale per garantire che la biblioteca rimanga pertinente e accurata. Alcuni argomenti, come quelli relativi alla salute e al clima, diventano obsoleti più rapidamente di altri, e i responsabili della manutenzione della collezione devono rimanere attenti a questi sviluppi. Ad esempio, alcuni libri obsoleti sui pericoli dell’elettrosmog e sulla medicina naturale, compresi metodi di contraccezione tramite l’urina, sono stati rimossi dalla nostra collezione solo lo scorso anno.

Un’altra soluzione risiede negli adeguamenti della catalogazione. Si prenda ad esempio Ancient Traces di Michael Baigent. La quarta di copertina recita: “In una serie di capitoli diversi, l’autore esamina una serie di enigmi che circondano misteri antichi come Atlantide e le Piramidi. Nel corso del libro, l’autore mette in discussione gran parte delle conoscenze convenzionali odierne su questi argomenti” (Baigent, 1998). Attualmente, questo libro è classificato nella sezione Storia: Antropologia, una disciplina accademica. Tuttavia, sarebbe più appropriato spostarlo nella sezione Esoterismo: Misteri. Sebbene si tratti di una modifica relativamente semplice, implementarla in tutte le Fiandre è difficile, dato che condividiamo un sistema di catalogazione unificato, che spesso rende tali modifiche logisticamente complesse o addirittura irrealizzabili.

Forse la soluzione più significativa, tuttavia, risiede nella comunicazione e nella programmazione. Un ruolo chiave delle biblioteche pubbliche è quello di promuovere una lettura critica. Un numero crescente di ricerche posiziona le biblioteche come difensori della democrazia, fornendo spazi in cui le persone possono incontrarsi e confrontarsi con punti di vista discordanti tra loro. Promuovere l’impegno democratico implica quindi la creazione di arene di dibattito, dove gli individui possono praticare il dissenso rispettoso. Il filosofo Maxim Februari coglie bene questo aspetto: “La letteratura offre l’opportunità di studiare, considerare e integrare ciò che è scomodo. In questo modo, una volta radicata nella società, contribuisce a democratizzare e depolarizzare” (Februari, 2024). Da un punto di vista giuridico, le biblioteche sono sostenute in questo ruolo: la Convenzione europea dei diritti dell’uomo ha ripetutamente sottolineato l’importanza della libertà di espressione, che protegge non solo le informazioni o le idee che sono accolte favorevolmente o considerate inoffensive, ma anche quelle che offendono, scandalizzano o disturbano (Lemmens, 2024).

Nel 2024 sono emerse alcune iniziative stimolanti, come la serie “Controverse in de boekenkast” (“Controversia in libreria”) presso la biblioteca LocHal di Tilburg, nei Paesi Bassi. Questa serie di dibattiti esplora argomenti controversi da molteplici prospettive, ad esempio la sensibilità dei lettori e la rappresentazione delle donne nella letteratura olandese (De Bibliotheek Midden-Brabant, 2023). Un caso particolare illustra l’approccio della serie. Un lettore ha inviato il libro The Psychic Roots of Disease (Le radici psichiche della malattia) tramite la casella di posta elettronica dedicata ai suggerimenti di Tilburg, spingendo la biblioteca a organizzare una sessione di discussione dedicata. Il libro aveva fatto notizia in Belgio dopo che il famoso oncologo Professor Distelmans aveva descritto il movimento che lo sosteneva (il Levensschool) come “scandaloso e pericoloso per la vita” (De Ceulaer, 2016; De Bibliotheek Midden-Brabant, 2025). Sia il libro che il movimento promuovevano la cessazione delle cure contro il cancro, sostenendo che la causa della malattia risiede nell’anima e dovrebbe essere affrontata di conseguenza, il che ha portato a morti premature. La segnalazione ha portato a un’attenta conversazione telefonica su come Anversa avrebbe potuto gestire una richiesta simile. Dopo aver valutato attentamente i pro e i contro, Tilburg ha deciso di acquistare il libro, ritenendo che fosse preferibile discuterne piuttosto che censurarlo, poiché la censura avrebbe potuto spingere i lettori verso una maggiore disinformazione. Il libro è stato catalogato sotto la voce “aspetti psicologici” e la sessione ha offerto l’opportunità di un confronto critico.

Questo esempio sottolinea l’importanza di integrare tali iniziative all’interno delle biblioteche per familiarizzare i lettori con materiali controversi in un contesto strutturato. Durante la nostra conversazione, tuttavia, mi sono reso conto che non avrei acquistato il libro per Anversa. In primo luogo, non disponiamo ancora di un programma strutturato per gestire i libri controversi e, in secondo luogo, dopo una serata di discussione, il libro sarebbe rimasto semplicemente sugli scaffali aperti in assenza di supporto contestuale. Sebbene si possa prendere in considerazione una dichiarazione di non responsabilità, ciò solleva ulteriori domande: quali libri meritano una dichiarazione di non responsabilità, quali no e cosa dovrebbe precisare esattamente? Si tratta di questioni che richiedono un’attenta valutazione prima di procedere.

La nascita della Carta fiamminga

Nelle Fiandre, iniziative di questo tipo rimangono difficili da realizzare. Cosa spiega quindi la differenza tra il Belgio e i nostri vicini settentrionali, che organizzano serate di dibattito stimolanti come “Controversy in the Bookshelf”? A differenza dei Paesi Bassi, le biblioteche belghe non godono della protezione legale garantita da una legge sulle biblioteche pubbliche. Quando le biblioteche belghe tentano di affrontare argomenti controversi, con l’obiettivo di promuovere una lettura critica, la depolarizzazione e lo sviluppo delle capacità di discussione, esse rimangono vulnerabili nei confronti di possibili interventi delle autorità locali ogni volta che qualcuno si sente offeso (come è stato evidente nei casi che hanno coinvolto autori autopubblicati). Purtroppo, sono personalmente a conoscenza di diversi casi in cui i tentativi di affrontare tali argomenti hanno portato persino a minacce di licenziamento.

È per questo motivo che abbiamo lavorato a un quadro comune: una carta che delinea i valori fondamentali delle collezioni delle biblioteche pubbliche.Con il sostegno della VVBAD, l’Associazione fiamminga per le biblioteche, gli archivi e la documentazione, un gruppo di lavoro composto da professionisti delle biblioteche pubbliche si è riunito per definire questi principi fondamentali (VVBAD, 2024).Ogni parola è stata attentamente soppesata, traendo ispirazione da carte simili di altre biblioteche europee (Goosen, 2024; IFLA-UNESCO, 2022; CILIP; ALA; VVBAD), da documenti legali sui codici etici giornalistici (Pauwels, 2022) e dalle linee guida sulla decolonizzazione nelle istituzioni culturali (National Museum of World Cultures, 2018). La Carta afferma che le biblioteche pubbliche mantengono collezioni aggiornate, curate in modo indipendente e imparziale, libere da influenze ideologiche, politiche, religiose o commerciali. Le collezioni riflettono la società, sono in costante sviluppo, abbracciano la diversità, guardano al futuro e sono al servizio di tutti, con uno sforzo particolare per raggiungere i gruppi vulnerabili. Promuoviamo la libertà intellettuale e sosteniamo lo sviluppo di capacità di lettura critica. Le nostre collezioni includono opere che affrontano argomenti da molteplici prospettive. Piuttosto che rimuovere titoli, crediamo che aggiungere punti di vista e fornire un contesto rafforzi l’affidabilità dell’offerta di una biblioteca. Sebbene i responsabili delle collezioni curino attentamente i materiali, accogliamo con favore anche i suggerimenti degli utenti e cerchiamo di coinvolgere le comunità locali ove possibile. In definitiva, il valore di una biblioteca risiede nel modo in cui vengono utilizzate le sue risorse. Le opere autopubblicate e le donazioni vengono valutate criticamente e sottoposte agli stessi standard di tutte le altre acquisizioni. È fondamentale sottolineare che la Carta è un documento vivo: viene rivista nel tempo per soddisfare le mutevoli esigenze e adattata da ciascuna biblioteca pubblica locale. Il suo scopo è quello di fornire una base che mantenga aperto il dialogo.

Stiamo ora invitando le autorità locali ad approvare la Carta, dando il loro sostegno al ruolo sociale delle biblioteche pubbliche. Ciò crea uno spazio protetto in cui è possibile esplorare e discutere argomenti controversi. Nelle fasi iniziali, ciò comporterà inevitabilmente tentativi ed errori. La Carta può anche essere esposta nelle biblioteche sotto forma di poster o volantini, assicurando che il personale non sia lasciato solo ad affrontare discussioni difficili quando gli utenti sollevano obiezioni o contestano particolari titoli.

Fornendo una guida chiara e un sostegno istituzionale, la Carta consente alle biblioteche fiamminghe di affrontare argomenti controversi con sicurezza, promuovendo il pensiero critico e salvaguardando al contempo il personale e l’integrità delle collezioni. Consente alle biblioteche di sperimentare, coinvolgere le comunità e adattarsi alle mutevoli esigenze della società. In questo modo, le biblioteche pubbliche possono rimanere spazi inclusivi e sicuri, dove anche le questioni più impegnative della società vengono affrontate in modo ponderato e costruttivo.

Bibliografia

ALA, Intellectual Freedom and Censorship Q & A, https://www.ala.org/advocacy/intfreedom/censorship/faq.

Baigent, Michael (1998). Ancient Traces: Mysteries in Ancient and Early History, Penguin.

CILIP, Freedom of Access to Information, https://www.cilip.org.uk/page/intellectualfreedom.

Debackere, Jan (2024). Weer varkensvlees op school en ‘rechtse’ boeken in de bib: dit zijn de plannen van Guy D’haeseleer in Ninove, in: De Morgen, https://www.demorgen.be/lokale-verkiezingen/weer-varkensvlees-op-school-en-rechtse-boeken-in-de-bib-dit-zijn-de-plannen-van-guy-d-haeseleer-in-ninove~bd51ad43/.

De Bibliotheek Midden-Brabant (2023). Boeken verwerpen of verbieden? Met leners in gesprek, https://www.bibliotheekmb.nl/content/brabant/midden-brabant/nl/nieuws/oud-maar-goed/controverse.html. Serie di dbattiti diretti da Coosje van der Pol.

De Bibliotheek Midden-Brabant (2025). In gesprek over onze collectie gezondheid, https://www.bibliotheekmb.nl/nieuws/25-02/terugblik-in-gesprek-collectie.html.

De Ceulaer, Joël (2016). Levensbedreigend: De Levensschool, in: De Morgen, https://www.demorgen.be/nieuws/levensbedreigend-de-levensschool~bbd557d1/.

Februari, Maxim (2024). De kunst om in ongenade te vallen​, in: De Lage Landen (De temperatuur van de Literatuur), https://www.de-lage-landen.com/article/de-kunst-om-in-ongenade-te-vallen/.

​Goosen, Menno (2024). Bibliotheek Midden-Brabant ‘vertaalt’ de kernwaarden van de collectie naar een A4’tje, in: Bibliotheekblad, https://bibliotheekblad.nl/bibliotheek-midden-brabant-vertaalt-de-kernwaarden-van-de-collectie-naar-een-a4tje/#:~:text=Onafhankelijkheid%20op%20nummer%201,werd%20daarbij%20het%20vaakst%20gekozen.

IFLA-UNESCO (2022). Public Library Manifesto, https://www.ifla.org/public-library-manifesto/.

Lemmens, Koen (2024). Het wankele recht van spreken, Lannoo, p. 11, 29-30.

Molenaar, Marjoleine (2024). Verboden boeken, Lemniscaat, p. 13-14, 36, 43-44.

Van Berlaer, Tex (2025). Uitgeverij EPO reageert op bibliotheekbeleid in Ninove: ‘Dit is verontrustend’, in: Knack, https://www.knack.be/nieuws/belgie/maatschappij/uitgeverij-epo-verbijsterd-door-uitspraak-vlaams-belang-schepen-ninove/.

National Museum of World Cultures (2018). Words Matter: An Unfinished Guide to Word Choices in the Cultural Sector, https://amsterdam.wereldmuseum.nl/en/about-wereldmuseum-amsterdam/research/words-matter-publication.

Pauwels, Tim (2022). Neutraliteit en onpartijdigheid, in: VRT NWS, https://www.vrt.be/vrtnws/nl/2017/04/24/onpartijdigheid-1-2950210/.

Van Berlaer, Tex (2025). Uitgeverij EPO reageert op bibliotheekbeleid in Ninove: ‘Dit is verontrustend’, in: Knack, https://www.knack.be/nieuws/belgie/maatschappij/uitgeverij-epo-verbijsterd-door-uitspraak-vlaams-belang-schepen-ninove/.

VVBAD (2024). Kernwaarden van de collectie van openbare bibliotheken, https://www.vvbad.be/vvbad-werking/opinie/standpunten/kernwaarden-van-de-collectie-van-openbare-bibliotheken.

VVBAD, Beroepscode voor informatieprofessionals in bibliotheken en documentatiecentra, https://www.vvbad.be/beroepscode-voor-informatieprofessionals-bibliotheken-en-documentatiecentra.

Materiali aggiuntivi si possono leggere sulla piattaforma di Biblioteche oggi inquadrando il QR CODE.

ABSTRACT

Freedom of expression in libraries is a dynamic and multifaceted concept that goes beyond the complex dialectic between the political power and professional institutions. International and national cases such as the dismissal of Carla Hayden from the Library of Congress in 2025 or the transfer of Fabiola Bernardini, director of the Todi Library, in 2018 exemplify the “vertical” clash between politics and library institutions. The current challenge is to resist and manage the pressure ‘from below’, exerted by organized groups (religious, political) that aspire to cultural hegemony and show intolerance towards deviations from their dogmas. This has encouraged a renewed concept of freedom of expression in libraries: an ecosystem based on both the rejection of censorship of ideas and opinions and the duty to respect legal and ethical limits that prohibit incitement to hatred, defamation, and violence, in order to safeguard human dignity. Examples of this approach are the European Regulations 2022/2065 on digital services, 2024/1083 on media freedom, and 2024/1689 on artificial intelligence.

This is referred to in the text by Wauters, a librarian in Antwerp, who describes the many challenges facing Flemish libraries. Balancing inclusivity, quality, and neutrality in their collections, Flemish libraries face pressure from religious groups and authors of poor-quality self-published works, which demand, respectively, the censorship of sensitive content and the right to be displayed on library shelves. In addition, the phenomenon of self-censorship pushes librarians to withdraw materials for fear of negative reactions. And, last but not least, there is pressure from politicians, who promote ideologically driven collection developments, undermining the independent judgement of library professionals. Against such pressure, Wauters offers a few useful survival tips.