N.5 2026 - Biblioteche oggi | Luglio-Agosto 2026

Navigazione dei contenuti del fascicolo

Mettersi nei panni degli altri. Laboratori di empatia per bibliotecarie e bibliotecari

Rita Bertani

Biblioteca universitaria, Università di Bologna

Paola Brocero

Biblioteca Gino Tomasi del MUSE - Museo delle Scienze

Silvia Bruni

Biblioteca di Scienze sociali, Università di Firenze

Maria Pia Cacace

Associazione MineCreative, Napoli

Marianna Capozza

Biblioteca civica di Monopoli

Leonilda Dinuzzi

DIEE - Sapienza Università di Roma

Maria Giacobbe

bibliotecaria

Enrica Iovine

Biblioteca regionale “Bruno Salvadori”, Aosta

Beatrice Lo Giudice

Biblioteca scolastica Liceo e IT “Primo Levi”, Bollate

Silvia Lombardo

Biblioteca area economica “V. Pareto”, Università degli studi di Roma Tor Vergata

Patrizia Lùperi

Centro ricerche “scientia Atque usus”, Firenze; patrizia.luperi@aib.it

Paola Maddaluno

AIB - OBISS

Giulia Mosca

Biblioteca civica di Biella

Erika Passaniti

collaboratrice “Agorateca”, Altamura

Susanna Pedrotti

BUD - Biblioteca Universitaria Digitale, Università di Trento

Abstract

L’empatia affonda le sue radici nella psicologia, nella filosofia e nella letteratura ed è definita come la capacità di riconoscere, comprendere e condividere le emozioni e i bisogni altrui senza confonderli con i propri. Nel contesto bibliotecario, si tratta di una competenza professionale strategica che sostiene l’inclusione, l’equità e la qualità del servizio attraverso l’ascolto attivo, la mediazione personalizzata e l’accompagnamento consapevole. Questo contributo presenta l’esperienza del gruppo di lavoro “Formazione all’empatia: una competenza strategica per i futuri professionisti delle biblioteche”, sviluppata in vista del convegno Stelline 2026. Il gruppo ha approfondito se l’empatia sia una predisposizione innata o un’abilità che può essere affinata attraverso la pratica. Cinque tavoli tematici hanno affrontato l’empatia come competenza fondamentale, il bibliotecario come sensore empatico dei bisogni della comunità, l’inclusione e la mediazione per le comunità vulnerabili, le biblioteche empatiche come spazi di accesso e partecipazione, e la leadership partecipativa fondata sull’intelligenza relazionale. La partecipazione di circa sessanta bibliotecari provenienti da biblioteche accademiche, pubbliche e scolastiche ha arricchito lo scambio di pratiche, strumenti e casi di studio. Il workshop ha stimolato l’immaginazione empatica, ha incoraggiato la riflessione sulla riservatezza, sui limiti dell’intervento e sull’empowerment, e ha contribuito a una comprensione più ampia del ruolo del bibliotecario al di là delle funzioni tecniche. Nel complesso, l’esperienza ha dimostrato che le attività collaborative possono rafforzare l’empatia professionale e favorirne il trasferimento nel lavoro quotidiano in biblioteca.

English abstract

Empathy is rooted in psychology, philosophy, and literature, and it is defined as the ability to recognize, understand, and share others’ emotions and needs without conflating them with one’s own. In the library context, it is a strategic professional competence that supports inclusion, equity, and service quality through active listening, personalized mediation, and mindful accompaniment. This contribution presents the experience of the working group “Training in Empathy: a Strategic Competence for Future Library Professionals,” developed in the run-up to the Stelline 2026 conference. The group explored whether empathy is an innate disposition or a skill that can be refined through practice. Five thematic tables addressed empathy as a core competence, the librarian as an empathic sensor of community needs, inclusion and mediation for vulnerable communities, empathic libraries as spaces of access and participation, and participatory leadership grounded in relational intelligence. The participation of about sixty librarians from academic, public, and school libraries enriched the exchange of practices, tools, and case studies. The workshop fostered empathetic imagination, encouraged reflection on confidentiality, intervention limits, and empowerment, and contributed to a broader understanding of the librarian’s role beyond technical functions. Overall, the experience showed that collaborative activities can strengthen professional empathy and support its transfer into everyday library work.

DOI: 10.3302/0392-8586-202605-039-1