N.3 2026 - Biblioteche Oggi | Aprile 2026

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Perché le biblioteche europee devono cambiare il loro approccio agli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile

Rubrica a cura di Giuseppe Vitiello

Abstract

Nell'intervista che introduce il rapporto TELL, Andrew Cranfield (direttore di EBLIDA) sostiene che la narrazione “SDG è spesso troppo simbolica e richiede dati oggettivi”. Il progetto TELL va oltre le storie aneddotiche “di successo.” Collegando i dati delle biblioteche agli indici di alta autorità “di fascia media”, le istituzioni bibliotecarie possono dimostrare di essere un’infrastruttura essenziale per l’Agenda 2030. La sfida critica della misurazione degli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile nelle biblioteche viene affrontata attraverso tre contributi chiave: · Una metodologia in quattro fasi: un approccio strutturato alla valutazione dell'impatto degli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile. · Approfondimenti granulari: definizione del livello di dettaglio necessario per gli indicatori delle biblioteche. · Risultati universali: stabilire parametri transfrontalieri per la libertà di informazione e la partecipazione democratica. Ad esempio, l’indagine TELL suggerisce che non esiste una relazione diretta tra i punteggi della democrazia nazionale e l’attivismo a favore della democrazia partecipativa che le biblioteche possono sviluppare. Una ricerca comparativa condotta in sei paesi (Bulgaria, Croazia, Francia, Grecia, Italia e Romania) ha rivelato un “paradosso della democrazia.” Le biblioteche di nazioni con quadri democratici consolidati, come Francia e Italia, mostrano meno libertà diretta di informazione e partecipazione democratica rispetto a quelle di Bulgaria e Romania. Ciò suggerisce che nelle democrazie più mature l’impegno civico viene spesso deviato attraverso canali alternativi come le ONG o i forum politici tradizionali. La metodologia utilizzata nel campo della libertà di informazione e della partecipazione democratica può essere applicata all’alfabetizzazione informatica e mediatica, nonché ai pilastri sociali, economici e climatici dell’Agenda 2030 per lo sviluppo sostenibile.  

English abstract

In the interview introducing the TELL Report, Andrew Cranfield (Director, EBLIDA) argues that the “SDG narrative is often too symbolic and requires objective data”. The TELL Project moves beyond anecdotal “success stories.” By linking library data to high-authority “mid-range” indices, library institutions can prove they are essential infrastructure for the 2030 Agenda. The critical challenge of SDG measurement in libraries is addressed through three key contributions: · A Four-Step Methodology: A structured approach to assessing SDG impact. · Granular Insights: Defining the level of detail needed for library indicators. · Universal Outcomes: Establishing cross-border metrics for freedom of information and democratic participation. For instance, the TELL survey suggests that there is no direct relationship between national democracy scores and the activism in favor of participatory democracy that libraries can develop. Comparative research across six countries (Bulgaria, Croatia, France, Greece, Italy, and Romania) revealed a “democracy paradox.” Libraries in nations with well-established democratic frameworks, like France and Italy, show less direct freedom of information and democratic participation than those in Bulgaria and Romania. This suggests that in more mature democracies, civic engagement is often diverted through alternative channels like NGOs or traditional political forums. The methodology used in the field of freedom of information and democratic participation can be applied to information and media literacy as well as for the social, economic and climatic pillars of the Agenda 2030 for sustainable development.  

Quando le Nazioni Unite hanno avviato l’Agenda 2030 per lo Sviluppo Sostenibile nel 2015, sono stati definiti 17 ambiziosi obiettivi, 169 Targets (Sotto-obiettivi) e 234 indicatori per realizzare le “cinque P” in tutti i paesi: sconfiggere povertà e fame (People - Persone), proteggere il pianeta dal degrado (Planet - Pianeta), condurre una vita prospera e appagante (Prosperity - Prosperità), promuovere società pacifiche, giuste e inclusive (Peace - Pace) e mobilitare i mezzi necessari per attuare l’Agenda (Partnership - Collaborazione). In tutti i paesi del mondo le biblioteche hanno promosso gli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile – tutti gli obiettivi e nei modi più vari. L’emergenza non è affatto tramontata (al contrario, si è aggravata), ma la sopravvivenza del pianeta sembra non essere più all’ordine del giorno. Ragione di più perché le biblioteche prendano posizione. In questo numero di “Europa delle Biblioteche”, Andrew Cranfield pone una serie di interrogativi, inserendoli nel contesto più generale politico e professionale. E il Rapporto TELL “Le biblioteche nel quadro dell’Agenda 2030 per lo Sviluppo Sostenibile - Un approccio radicale” fornisce una serie di risposte. In conclusione, non è più tempo di storytelling, di storie (auto)celebrative che in ogni momento possono essere contraddette dai negazionisti dell’Agenda 2030. È giunto il tempo di rafforzare le storie bibliotecarie con fatti e dati e di esprimere l’Agenda 2030 con una narrazione che non lasci dubbi sul potere delle biblioteche di cambiare il mondo e renderlo un posto più decente. 

Intervista con Andrew Cranfield, Direttore EBLIDA

TELL - TRANS-EUROPEAN LEARNING LIBRARIES: Buongiorno, Andrew. Lei è una voce autorevole nel campo dello sviluppo bibliotecario internazionale ed europeo; con la sua vasta esperienza, può offrirci una visione penetrante su come le biblioteche possano essere agenti catalizzatori di progresso globale. La prima delle domande riguarda l’Agenda 2030, che è stata un motore fondamentale di sviluppo nell’ultimo decennio in tutto il mondo. Oggi sono in molti ad avvertire una sorta di “stanchezza”. È questa anche la sua sensazione?

Andrew Cranfield (AC): Sono certamente d’accordo sul fatto che a livello politico sembra esserci una sorta di stanchezza verso gli SDG (Sustainable Development Goals). Sono un po’ meno sicuro, però, che si possa parlare di stanchezza nelle nostre biblioteche, dove avverto invece molta motivazione e notevoli progressi. Ne abbiamo sentore nei nostri progetti EBLIDA, nella rete ELAN finanziata da Creative Europe, nel rapporto OMC (Open Methods of Coordination) sulle biblioteche e nel modo in cui Week 17 (“Settimana 17”) – un’iniziativa nata nei paesi nordici – si sta diffondendo in tutta Europa.

Penso quindi che nel nostro settore ci sia ancora molto da fare – e c’è tutto l’entusiasmo per farlo. Se volessi essere un po’ severo, devo però ammettere che molto di quanto abbiamo fatto nelle nostre biblioteche è puramente simbolico. Non vedo infatti dati o feedback che ci diano la certezza che le nostre iniziative abbiano un impatto realmente misurabile. C’è sicuramente un progresso nel realizzare eventi simbolici come i repair café o i giardini della biodiversità – di per sé ottime iniziative – ma se si vuole capire in che modo le biblioteche possano incidere su un’agenda sociale occorrono numeri.

TELL: Se, come dice lei, l’entusiasmo nelle biblioteche è così presente, per quale ragione esse non sono di solito incluse nei Rapporti Nazionali Volontari (VNR) preparati dagli Stati Membri per le Nazioni Unite?

AC: Non credo che ciò dipenda dalle iniziative bibliotecarie di per sé; ciò è dovuto all’invisibilità istituzionale delle biblioteche. Quando guardiamo alle VNR, sono soprattutto i grandi attori del settore a fornire dati e statistiche. Le biblioteche sono solitamente viste come parte e attori del settore culturale, piuttosto che componenti di un’infrastruttura socioeconomica. Non che le biblioteche non stiano facendo nulla di importante, è che sono invisibili nella prospettiva ampia di ciò che viene effettivamente realizzato per questa Agenda.

TELL: Non pensa che ciò sia dovuto in parte anche al fatto che nelle biblioteche si faccia molto “storytelling”, ma che queste storie non siano corroborate da dati a supporto di una narrazione che sia convincente per l’opinione pubblica?

AC: Concordo totalmente. La narrazione è spesso simbolica e sarebbe bello avere dati oggettivi a supporto. Certo, è facile dire che dobbiamo essere “data-driven” (guidati dai dati), ma ciò richiede competenze che non sono necessariamente presenti nelle biblioteche. Dire “abbiamo bisogno di dati” è una via d’uscita facile perché tendiamo a non definire esattamente quali dati vogliamo. Dobbiamo definire i fatti di cui abbiamo realmente bisogno. Di solito, come bibliotecari, prendiamo i dati dai nostri sistemi gestionali o da Google Analytics, ma in realtà dovremmo correlare molti dati in modo orizzontale.

TELL: Ed è questo il punto. Quale tipo di dati, dunque, per quali SDG e, ancor di più, per quali Targets (Sotto-obiettivi)? Ricordo che, se gli SDG sono 17, i Targets sono 169. Qual è dunque l’approccio da seguire in relazione a questo tema?

AC: Lei avrà certamente notato che nel rapporto OMC non è stato possibile raccogliere dati e statistiche comparabili tra le biblioteche in Europa. Dobbiamo quindi concordare sui fatti concreti di cui abbiamo bisogno e scoprire come misurare l’impatto quando, ad esempio, le biblioteche agiscono nel campo della lettura. Ogni biblioteca in ogni paese lancia quotidianamente la sua sfida di alfabetizzazione, specialmente tra i giovani. Misurarne l’impatto è molto difficile perché ciò è realizzabile solo su periodi di tempo piuttosto lunghi. Dobbiamo quindi accordarci su misurazioni d’impatto che possano essere utilizzate universalmente, in modo che se si fa qualcosa in Polonia, Danimarca o Italia, possiamo usare quei numeri per realizzare benchmarking oltre i confini europei e internazionali.

TELL: A partire dal 2024, otto partner in sette paesi europei stanno conducendo un progetto di nome TELL, finanziato da Erasmus+. In questo numero pubblichiamo il primo dei rapporti, intitolato “L’Agenda 2030 nelle biblioteche europee: un approccio radicale”. Lei è d’accordo con questo titolo?

AC: Se me lo avesse chiesto cinque anni fa, avrei detto di no. Oggi ne sono meno sicuro. Come bibliotecario, sono cresciuto in un’epoca in cui la neutralità della biblioteca era fondamentale. Ora mi rendo conto che, pur non essendo legata a partiti politici, la biblioteca è un’organizzazione è un’organizzazione fortemente guidata da valori. Le sfide che affrontiamo oggi – disinformazione, fake news, alfabetizzazione mediatica –, da sempre parte del ruolo della biblioteca nell’educare i cittadini, sono diventate ancora più cruciali. Quindi, penso certamente che serva un approccio attivo. Se “radicale” o “militante” siano le parole giuste non so, ma non sono in disaccordo con il significato ad esse sotteso.

TELL: La Commissione Europea è solita elaborare tabelle dove accosta ogni sua attività a uno o più SDG. In questo modo non solo paga tributo all’Agenda, ma mostra di accettarla come quadro globale per la sua azione. Un’ex direttrice della Lega delle biblioteche tedesche (DBV), Barbara Schleihagen, ha affermato che le biblioteche sono di per sé agenzie sostenibili. Se ciò è vero, non dovrebbero i bibliotecari adottare un approccio simile a quello della Commissione europea per promuovere la propria visibilità? Non dovremmo assegnare Targets SDG a ognuna delle attività intraprese dalle biblioteche o dalle associazioni internazionali come EBLIDA o IFLA?

AC: Sì, ma penso che ciò dovrebbe avvenire su base volontaria. Non poche biblioteche in Europa sono molto piccole e quindi bisognerebbe adattare quel quadro alle singole realtà. L’iniziativa “Settimana 17” fa molto per collegare le biblioteche a specifici SDG. Sarei riluttante a trasformare un approccio così denso di prospettive in una grande macchina burocratica. Ha senso, tuttavia, far corrispondere le attività bibliotecarie e, in genere, culturali agli SDG. La mia risposta è tra il “sì” e il “no”: attribuire SDG facilita la discussione, ma non è applicabile in tutti i contesti bibliotecari. E senza input e output reali, c’è il rischio che anche questa iniziativa diventi qualcosa di puramente simbolico.

TELL: Il progetto TELL include principalmente paesi dell’Europa sud-orientale. Uno dei suoi risultati è che la grande maggioranza delle biblioteche di questi paesi si sono orientate verso il pilastro socio-educativo e solo poche di esse si occupano del pilastro climatico. È verosimile che, se la stessa indagine fosse stata condotta nel Nord Europa, i risultati sarebbero opposti. Lei è d’accordo sul fatto che esista una distribuzione regionale delle priorità SDG tra le biblioteche in Europa?

AC: Penso che lei abbia assolutamente ragione. Il modo in cui gli SDG sono ponderati nel settore bibliotecario varia; essendo l’istruzione e l’alfabetizzazione fortemente radicate nel lavoro bibliotecario, non sorprende che esse abbiano tale preminenza. L’agenda verde e climatica non era originariamente materia del settore bibliotecario. Nei paesi nordici, sono stati assegnati alle biblioteche finanziamenti specifici riguardanti la promozione dell’agenda ambientale; non sorprende quindi che le priorità siano diverse.

TELL: Andrew, quali sono i prossimi progetti di EBLIDA dopo la Conferenza annuale di aprile 2026 a Praga?

AC: In relazione agli SDG, avremo una conferenza di follow-up e un evento di advocacy nell’ambito del progetto ELAN a Strasburgo in ottobre, con un evento di advocacy in Parlamento e una conferenza presso la Bibliothèque Nationale et Universitaire incentrata sugli SDG e sulla sostenibilità nelle biblioteche. Quest’anno ci concentreremo molto su questo aspetto. Speriamo di utilizzare i prossimi 12 mesi per spingere il concetto di “Week 17” in tutta Europa. Più riusciamo a concettualizzarlo, più slancio otterremo, fornendo un risultato tangibile e coinvolgendo un numero sempre maggiore di biblioteche.

TELL: Molte grazie per il suo intervento, Andrew.

Le biblioteche nel quadro dell’Agenda 2030 per lo Sviluppo Sostenibile. Un approccio radicale

Che cosa è TELL: il progetto TELL (TRANS-EUROPEAN LEARNING LIBRARIES) aggrega otto partner provenienti da sette paesi con l’obiettivo di sviluppare un modello educativo efficace per promuovere la Raccomandazione del Consiglio d’Europa in tutta Europa e favorire il finanziamento delle biblioteche attraverso i Fondi strutturali e di investimento europei.

L’iniziativa prevede la redazione di una Guida alla Raccomandazione del Consiglio d’Europa, la creazione di un curriculum innovativo, l’organizzazione di due Winter Schools, un Piano nazionale di formazione e l’attuazione di una Tabella di marcia (Road Map) finalizzata all’inclusione delle biblioteche nei Fondi strutturali e di investimento europei 2028-2034. Tutte queste attività sono rivolte a soddisfare le esigenze sia dei bibliotecari, sia delle loro comunità di riferimento.

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Introduzione: l’Agenda 2030 per lo Sviluppo Sostenibile è sotto attacco. E le biblioteche?

Adottata da tutti gli Stati membri delle Nazioni Unite nel 2015, l’Agenda 2030 per lo sviluppo sosteni-bile – con i suoi 17 Obiettivi (SDG), 169 sotto-obiettivi (targets) e 234 indicatori – è attualmente sotto attacco. Il rapporto ONU del 2025 rivela che solo il 35% dei targets è in dirittura d’arrivo, mentre per il 18% di essi si registra addirittura una regressione. Già nel 2024 il Segretario Generale António Gu-terres aveva ammonito che ogni fallimento nel campo della pace, dell’azione per il clima e della fi-nanza etica mina lo sviluppo dell’Agenda e aveva sollecitato un’azione più vigorosa. (United Nations 2024).
Gli impulsi nazionalistici affievoliscono la volontà politica globale degli Stati facendoli gradualmente scivolare verso forme di governo meno democratiche e spingendole al recesso da accordi multilaterali (Segal 2025). I modelli statali improntati alla preminenza della sicurezza nazionale, e non alla partner-ship globale, stanno soppiantando l’etica fondata sui diritti che è propria degli SDG, rendendo la coo-perazione internazionale sempre più ardua da realizzare.
L’entusiasmo per l’Agenda sembra perdere terreno perfino in seno alla Commissione Europea – un tempo paladina della sostenibilità attraverso il suo Green Deal. Nel febbraio 2026, il Consiglio dell’Unione Europea ha approvato il Pacchetto “Omnibus” 2025 dalla Commissione Europea inteso ad alleggerire gli obblighi di rendicontazione della sostenibilità aziendale e posticipare i requisiti ESG (Environmental - Social - Governance) (Council of the European Union 2026; European Commission 2025).
Tale decisione è tutt’altro che condivisa (The Big EU Deregulation 2025). Le biblioteche di tutto il mondo, e la società civile che esse rappresentano, si trovano a un bivio. Esse devono scegliere se ri-manere inerti di fronte all’evidente erosione della cooperazione e del diritto internazionale da parte di alcuni governi, o se invece intendono riaffermare il proprio impegno verso le 5 “P” degli SDG: Perso-ne, Pianeta, Prosperità, Pace e Partnership. Data la natura dell’urgenza, il sentimento di solidarietà umana e la sopravvivenza del nostro pianeta non possono essere relegati nelle soffitte dei ricordi indi-viduali. Le biblioteche devono dimostrare di essere insostituibili quando offrono un equo accesso all’informazione (SDG 16), favoriscono l’inclusione, anche digitale (SDG 9 e 10), sostengono l’apprendimento permanente lungo l’arco della vita (SDG 4 e 8), o promuovono la salute pubblica (SDG 3). Esse devono fungere da centri per l’impegno civico e l’educazione ambientale, incamerando gli SDG per costruire resilienza nelle comunità che esse servono, favorendo così la responsabilità de-mocratica. In questo contesto, il personale bibliotecario assume un ruolo chiave di congiunzione tra cittadini e governi e opera a favore della trasformazione degli obiettivi globali in risultati tangibili di carattere locale.
Le principali associazioni bibliotecarie, come l’International Federation of Library Associations and Institutions (IFLA) and l’European Bureau of Library, Information and Documentation Associations (EBLIDA), hanno sviluppato particolareggiati strumenti informativi e formativi e lanciato premi per la sostenibilità nelle biblioteche (“green awards”). Nonostante ciò, i riferimenti agli SDG nella politica e la pianificazione bibliotecaria rimangono spesso generici e le biblioteche spesso fanno fatica a definire le proprie attività, utilizzando la terminologia propria dell’Agenda 2030 o quantificando tangibilmente il loro contributo rispetto agli indicatori di progresso operanti a livello nazionale.
Barbara Schleihagen, ex direttrice del Deutscher Bibliotheksverband (Lega delle Associazioni biblio-tecarie tedesche), ha affermato che “le biblioteche sono di per sé istituzioni sostenibili” (DBV 2022). Proclamare che la biblioteca è intrinsecamente sostenibile è una certezza; non basta però a provarne il valore. Non possiamo limitarci all’autoreferenzialità o alla celebrazione dei nostri successi operativi; occorre dimostrarlo. Per non affondare nell’irrilevanza, le biblioteche non possono quindi essere ri-sorsa silenziosa, ma devono trasformare il proprio impegno da una virtù passiva a una posizione di militanza attiva.

Ciò richiede che le biblioteche:

  • cambino le modalità di comunicazione su come affrontano lo sviluppo sostenibile. Esse de-vono passare da narrazioni unicamente fondate su “storie” – di per se stesse facilmente confu-tabili e sostituibili con contronarrazioni - a una documentazione fondata su evidenze e com-provata dai dati;
  • Integrino e utilizzino metriche e gli indicatori correnti per affinare l’attuazione degli SDG nelle biblioteche, allinenadole alle Agende 2030 locali.

1. Attuazione degli SDG nelle biblioteche dell’Europa sud-orientale: a che punto siamo

La prospettiva quantitativa e qualitativa

Un’ampia indagine, condotta nel quadro del progetto TELL (TRANS-EUROPEAN LEARNING LIBRARIES), ha coinvolto 979 biblioteche pubbliche, universitarie e scolastiche in Bulgaria, Croazia, Francia, Grecia, Italia e Romania. Lo studio ha analizzato il ruolo delle biblioteche come catalizzatrici del cambiamento globale.

Alla domanda specifica: “La vostra biblioteca sta attuando attivamente l’Agenda 2030 per lo Sviluppo Sostenibile?” le risposte rivelano uno scenario caratterizzato da discreta consapevolezza, ma anche da un impegno piuttosto frammentato. Sebbene gli SDG siano ampiamente conosciuti, molte istituzioni considerano l’Agenda 2030 più come una narrazione suggestiva che come una tabella di marcia operativa strutturata. Permane un divario significativo tra il sostegno di tipo astratto e la messa a terra di piattaforme politiche formali. Gli attuali livelli di consapevolezza dei bibliotecari dei sei paesi sono illustrati nella Figura 1.

 

L’Agenda 2030 si fonda sull’interdipendenza di tre dimensioni: ambientale, sociale ed economica. Come osserva un documento delle Nazioni Unite (United Nations 2017), sradicare la povertà e preservare il pianeta sono obiettivi strettamente collegati e il successo in uno degli ambiti non può essere perseguito se gli obiettivi in altri ambiti sono compromessi.

Al fine di approfondire l’analisi, l’indagine ha quindi posto ai partecipanti la seguente domanda: “Quali SDG la vostra biblioteca persegue in modo convincente?”. Le risposte sono state classificate in tre pilastri: il Pilastro educativo e sociale (SDG 1, 3, 4, 8–11, 16), il Pilastro climatico (SDG 6, 7, 12–15) e l’attuazione integrata di tutti i pilastri.

I risultati mostrano che le biblioteche sono fondamentalmente istituzioni incentrate sulle persone (“People First”). Ad eccezione della Francia, il Pilastro educativo e sociale rappresenta il focus dominante nei paesi del Sud-Est dell’Europa, con a capo l’Italia (72%), seguita da Grecia (63,2%), Bulgaria (60%) e Croazia (59,4%). Questi dati confermano che le biblioteche si considerano principalmente agenti attuatori dell’SDG 4 (Istruzione di qualità) e dell’SDG 10 (Ridurre le disuguaglianze), all’interno dei quali operano come equalizzatori sociali attraverso il libero accesso all’informazione e ai programmi di alfabetizzazione.

La dimensione sociale si concretizza in obiettivi come Sconfiggere la povertà (SDG 1) e Istruzione di qualità (SDG 4), incentrati sulla promessa di “non lasciare nessuno indietro”. La dimensione ambientale garantisce la salute del pianeta (SDG 6, 7, 13-15), mentre la dimensione economica (SDG 8-10) promuove una crescita inclusiva piuttosto che una crescita unicamente riconducibile al Prodotto Interno Lordo.

Nel 2025, il progetto EBLIDA/ELAN ha pubblicato The Green Librarian Handbook, illustrando i modi creativi in cui le biblioteche si impegnano per gli Obiettivi di sviluppo sostenibile (EBLIDA/ELAN, 2025). È interessante notare come i dati EBLIDA/ELAN siano divergenti rispetto al progetto TELL. L’SDG 11 (Città e comunità sostenibili) rimane popolare anche nel Green Librarian Handbook, ma il pilastro ambientale (SDG 12, 13 e 15) è più rilevante. Al contrario, il contributo delle biblioteche verso SDG 3 (Salute e benessere) e SDG 16 (Pace, giustizia e istituzioni solide) è nettamente inferiore.

Tali differenze sono dettate dalla metodologia seguita nei due diversi studi – sistematica, ma geograficamente ristretta nello studio TELL; europea, ma su casi a campione nel Green Librarian Handbook -, ma anche da contesti sociali e politici locali molto diversi. Per comprendere quindi tali disparità, vale la pena fare riferimento a indicatori di livello intermedio, come lo European Social Scoreboard.

Qualificare i dati grazie all’utilizzo di indicatori intermedi: lo European Social Scoreboard

In Europa, la dimensione sociale dell’Agenda 2030 si esprime attraverso il Pilastro europeo dei diritti sociali (EPSR). L’EPSR si concentra su pari opportunità, condizioni di lavoro eque e protezione sociale (European Commission 2021a). Per contestualizzare i progetti bibliotecari dei paesi TELL verranno in questa sede analizzati tre indicatori chiave tratti dallo European Social Scoreboard (Quadro di valutazione del settore sociale, Commissione Europea 2021b):

  • Istruzione e apprendimento permanente: misurato dal tasso di abbandono scolastico precoce (fascia 18-24 anni). Questo dato evidenzia la necessità di programmi di alfabetizzazione e istruzione non formale promossi dalle biblioteche.
  • Uguaglianza di genere: misurata dal divario nel tasso di occupazione tra uomini e donne (gender employment gap).
  • Sostegno attivo all’occupazione: misurato dal tasso di NEET (Not in Education, Employment, or Training), ovvero giovani tra i 15 e i 29 anni che non studiano, non lavorano e non seguono percorsi di formazione.

Lo European Social Scoreboard rivela un netto divario tra paesi TELL e la media UE-27. Mentre la media UE in materia di abbandono scolastico è del 9,5%, la Romania mostra valori pari al 16,6%. Non così la Croazia (2,0%) e la Grecia (3,2%), che superano la media UE in termini di rendimento scolastico. Non sempre, tuttavia, un’elevata istruzione si traduce in occupazione: nella categoria NEET, ad esempio, Italia (16,1%), Romania (19,3%) e Grecia (14,0%) superano significativamente la media UE dell’11,2%.

Il divario occupazionale di genere evidenzia un prospetto di crisi nelle regioni TELL del Mediterraneo e dell’Est dell’Europa. Sebbene il divario medio UE sia di 10,7 punti percentuali, l’Italia (17,5), la Romania (17,8) e la Grecia (19,5) mostrano significative disparità, suggerendo un’esclusione quasi strutturale delle donne dal mercato del lavoro. La Francia è l’unico paese del gruppo che si allinea o supera le medie UE in tutti i parametri.

Queste cifre spiegano il “perché” dei dati prima riportati: l’approccio “People First” delle biblioteche in Bulgaria, Grecia, Italia e Romania è una risposta necessaria a un’inattività giovanile di tipo sistemico e a una disuguaglianza di genere sensibilmente al di sopra della media europea.

2 Figura 1 - La vostra biblioteca sta attuando attivamente l’Agenda 2030 per lo sviluppo sostenibile?
3 Figura 2 - Se la tua biblioteca è attivamente impegnata nell’Agenda 2030, quale dei seguenti pilastri è intenta ad attuare?

2. Tifosi o giocatori? Come le biblioteche realizzano l’Agenda 2030 per lo sviluppo sostenibile

Nel mondo dello sport è facile comprendere la distinzione tra tifosi e giocatori. In una partita di calcio, ad esempio, i tifosi occupano gli spalti e partecipano al gioco in modo intenso, ma passivo. Essi possono scegliere diversi canali per esprimere la propria passione: essere fisicamente allo stadio, o esservi virtualmente, attraverso lo schermo di una TV o di un monitor. Il loro entusiasmo si manifesta in gesti di incitamento e di sostegno; la squadra è giudicata sulla base del risultato finale: vittoria, sconfitta, pareggio.

I giocatori hanno invece un solo modo con cui esprimere la loro partecipazione: calciando il pallone in campo col massimo dell’efficacia. Essi si sono allenati per un lavoro di squadra e le loro prestazioni sono valutate sulla base delle prestazioni, quantificabile attraverso passaggi completati, contrasti vinti e gol realizzati.

Entrambi i ruoli – il Tifoso e il Giocatore – sono necessari affinché il calcio possa prosperare come spettacolo e garantire così che il gioco prosegua.

 “Tifosi” e “Giocatori” in ambito bibliotecario: come attuare l’Agenda 2030

L’attuazione dell’Agenda 2030 per lo Sviluppo Sostenibile nel settore delle biblioteche può essere definita come l’interazione tra un’azione di advocacy in connessione empatica con gli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile (SDG) e un’attività di advocacy, in cui le biblioteche aderiscono alle regole stabilite per il monitoraggio e la governance dell’Agenda. Entrambi gli approcci sono essenziali per il raggiungimento degli SDG, anche se l’impegno profuso è realizzato seguendo diversi livelli di responsabilità, competenza e continuità.

Le biblioteche “tifose” interpretano la portata degli SDG in modo generico, in modo da realizzare attività di natura simbolica e sensibilizzare l’opinione pubblica sugli Obiettivi. La loro azione si basa su pratiche poco strutturate – tra cui la promozione degli SDG o lo sviluppo di guide bibliografiche specifiche – o maggiormente organizzate – come progetti di sensibilizzazione più incisivi e di più ampio respiro. In genere, queste biblioteche sviluppano narrazioni o attività specifiche in cui si delineano storie a lieto fine (feel-good stories).

Al contrario, le biblioteche “giocatrici” sono composte da personale che esegue programmi specifici e misurabili, allineati ai targets degli SDG (ad esempio, tassi di alfabetizzazione, accesso all’informazione). Esse “stanno al gioco”, vincolando alcune attività o l’insieme delle loro operazioni a pratiche SDG, o modulando le proprie politiche e la pianificazione istituzionale secondo requisiti di rendicontazione che sono conformi agli Obiettivi.

In queste biblioteche, l’Agenda 2030 viene attuata secondo un approccio fondato su metriche e su parametri di riferimento (benchmark) stabiliti. I risultati vengono confrontati con prestazioni istituzionali affini, in conformità a programmi di sviluppo locale. Le biblioteche “giocatrici” sono valutate periodicamente in base al successo dei loro progetti: numero di partnership stabilite, comunità emarginate raggiunte e impatto dimostrabile, seguendo indicatori ufficiali condivisi nella professione.

Nell’ecosistema dello sviluppo sostenibile, una biblioteca “tifosa” conferisce legittimità alle attività bibliotecarie, sollecitando la volontà politica e il riconoscimento pubblico necessari ad incrementare le risorse. Le biblioteche che “giocano” l’Agenda 2030, invece, internalizzano il valore programmatico dell’Agenda (competenze, infrastruttura, esecuzione strategica, bilancio di sostenibilità). Nel primo di questi ruoli, la motivazione è fondata su un imperativo etico; nel secondo dei ruoli, gli obiettivi globali sono tradotti in impatto locale seguendo tecniche specializzate e comprovati meccanismi procedurali. La tabella seguente schematizza la distinzione tra biblioteca (o sistema bibliotecario) “tifose” degli SDG e biblioteca che “gioca” l’Agenda 2030.

4 Figura 3 - Biblioteche “sostenitrici” vs. biblioteche “giocatrici” dell’Agenda 2030 per lo sviluppo sostenibile

3. Localizzare gli SDG: conformarsi alle politiche di sviluppo locale e utilizzo dei fondi europei

Gli SDG e la cultura dei territori

 In seguito alla sottoscrizione dell’Agenda 2030 nel settembre 2015 da parte dei governi dei 193 Stati membri dell’ONU, l’IFLA orientava e integrava il mondo bibliotecario negli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile (SDG) attraverso un’incisiva azione di promozione e di sensibilizzazione. Il toolkit IFLA del 2017 (IFLA 2017) sottolineava la dimensione territoriale dell’Agenda 2030 e spostava l’attenzione del mondo professionale verso l’obiettivo della localizzazione: il processo di adattamento, cioè, dei Target globali alle sfide specifiche di carattere locale. In seguito a tale attività di promozione, le biblioteche hanno cominciato a dotarsi di una varietà di meccanismi con cui evidenziare il proprio allineamento alle agende programmatiche locali di sviluppo sostenibile.

 

Localizzazione degli SDG attraverso i Rapporti Nazionali Volontari

 I Rapporti Nazionali Volontari (VNR - Voluntary National Reviews) sono essenziali per lo sviluppo dell’Agenda 2030. Essi sono strumenti di rendicontazione che consentono agli Stati membri dell’ONU di condividere i propri progressi sugli SDG e mostrare la propria responsabilità nell’attuazione delle politiche di sviluppo sostenibile a livello locale (accountability). Poiché circa il 65% dei target degli SDG richiede un’azione locale, i Rapporti Locali Volontari (VLR - Voluntary Local Reviews) accompagnano spesso i Rapporti nazionali per evidenziare il ruolo critico delle città e dei comuni nel raggiungimento degli obiettivi globali. Il Rapporto Volontario dell’Unione Europea è stato presentato nel 2023 (European Union 2023).

I VNR e i VLR possono anche essere analizzati tematicamente. L’IFLA ha esaminato 35 VNR per valutare in che modo concetti come “conoscenza” e “informazione” siano integrati nelle strategie nazionali. In uno studio IFLA recente (IFLA 2025) si constata che l’informazione è fattore di successo trasversale in seno all’Agenda 2030, dove è direttamente collegata a obiettivi sociali come l’uguaglianza e la non-discriminazione, agli sforzi ambientali nell’agricoltura e nell’azione per il clima. Dopo tutto, una popolazione informata è condizione necessaria per realizzare sia la giustizia sociale che la sostenibilità del pianeta.

Inoltre, il rapporto IFLA evidenzia come la conoscenza e l’informazione agiscano da catalizzatori per il progresso economico (SDG 8 e 9) e siano fondamentali per i servizi educativi e sanitari. Questi elementi sono vitali anche per il governo del territorio (locale, nazionale, globale), giacché essi promuovono la trasparenza, lo stato di diritto e la partecipazione democratica (SDG 16). Esplorando ogni fase del processo di attuazione dell’Agenda 2030 - dalla raccolta dei dati alla loro diffusione - lo studio sottolinea che l’accesso all’informazione, supportato da infrastrutture e solide competenze, costituisce la chiave di volta per realizzare partenariati efficaci.

Localizzazione degli SDG in Europa: gli Accordi di Partenariato tra la Commissione Europea e gli Stati Membri

Ma in che modo una politica bibliotecaria europea profondamente radicata nell’Agenda 2030 può rispondere con efficacia alle realtà locali? Esiste un quadro europeo normalizzato che riesca a mappare i bisogni delle comunità, permettendo alle biblioteche di allineare i propri servizi alle richieste specifiche delle aree metropolitane o rurali che esse servono?

Tale mappatura, in effetti, esiste e interpreta i bisogni sociali dei popoli europei negli aspetti più profondi e critici: si tratta degli Accordi di Partenariato stipulati tra la Commissione Europea e gli Stati membri dell’UE (Commissione Europea 2021c). A differenza della tipica retorica politica volta a celebrare successi in funzione autocelebrativa, gli Accordi di Partenariato forniscono una mappatura “cruda” e onesta delle vulnerabilità specifiche e delle debolezze socioeconomiche di un paese. Utilizzando questi accordi, le biblioteche possono andare al di là di generiche azioni programmatiche e affrontare invece i bisogni più drammatici e vivi delle comunità in cui operano. Per le biblioteche, gli Accordi assumono un ruolo di faro strategico, giacché rivelano le disparità, le diseguaglianze e i divari specifici di carattere sociale che i loro servizi dovrebbero contribuire a colmare.

Tali Accordi sono mappature ancora più efficaci e rilevanti perché coordinano i vari Fondi Strutturali e di Investimento Europei (FSIE), tra i quali il Fondo Europeo di Sviluppo Regionale (FESR) e il Fondo Sociale Europeo Plus (FSE+). Utilizzando queste opportunità le biblioteche sono così in grado di posizionarsi come partner essenziali nel raggiungimento di una “crescita intelligente, sostenibile e inclusiva”, consolidando il proprio ruolo di infrastruttura vitale nel tessuto sociale europeo.

Evidenze dal progetto TELL: in che misura le biblioteche sono in grado di utilizzare i finanziamenti europei?

 L’accesso ai Fondi Strutturali e ad altri importanti finanziamenti europei richiede un livello di autonomia finanziaria che non è però omogeneo in tutti i paesi europei. I risultati del progetto TELL indicano che, sebbene le biblioteche in Bulgaria, Croazia, Francia, Grecia, Italia e Romania operino in contesti finanziari diversi, esse rimangono pesantemente ancorate ai bilanci comunali locali. L’autonomia amministrativa non è infatti la regola; al contrario, la capacità di una biblioteca di accedere ai fondi europei è spesso limitata dalle normative nazionali.

I contributi pubblici di carattere locale o istituzionale sono spesso l’unica fonte delle risorse bibliotecarie, in genere piuttosto esigue. Questi dati sottolineano una realtà critica: sebbene infatti i fondi esterni siano essenziali per l’innovazione, essi funzionano come un fragile supplemento – piuttosto che come sostituto – di un finanziamento istituzionale più o meno stabile e comunque assai limitato.

Dai dati TELL riportati in Figura 4 appare chiaro che le biblioteche dei sei paesi dell’Europa del Sud-Est incontrano difficoltà di carattere istituzionale e normativo nel conciliare le proprie azioni SDG con quelle locali e accedere efficacemente ai finanziamenti europei. Si tratta di scollamenti derivati da livelli di consapevolezza e da capacità interne: molte istituzioni, infatti, non dispongono delle conoscenze specialistiche necessarie per orientarsi nei complessi processi di candidatura. Di conseguenza, i tassi di partecipazione rimangono bassi ovunque. In paesi come Francia, Italia e Bulgaria, circa il 66-72% delle biblioteche dichiara di non avere alcun coinvolgimento diretto in progetti finanziati dall’UE. Sebbene alcune biblioteche greche e italiane abbiano aderito con successo a iniziative specifiche come Erasmus+, INTERREG o i Centri di Facilitazione Digitale finanziati dal FESR, queste rimangono eccezioni piuttosto che la norma.

Per migliorare i tassi di partecipazione, è essenziale distinguere tra i due flussi principali di sostegno europeo:

  • Fondi a gestione indiretta: come i Fondi Strutturali e di Investimento Europei, che includono sovvenzioni su larga scala come il FESR e il FSE+, gestiti a livello nazionale o regionale;
  • Fondi a gestione diretta: programmi tematici basati su progetti gestiti direttamente dalla Commissione Europea, come Horizon Europe, Europa Creativa ed Erasmus+ (EU Learning 2021).

Attualmente, la mancata sensibilizzazione sui programmi europei e una loro conoscenza lacunosa rimangono l’ostacolo maggiore, impedendo alle biblioteche di utilizzare questi diversi strumenti finanziari a supporto delle loro comunità.

L’accesso ai finanziamenti europei tra le biblioteche dei sei paesi è descritto nelle Figure 5 e 6.

5 Figura 4 - Le biblioteche godono davvero di autonomia finanziaria?
6 Figura 5 - La vostra biblioteca ha partecipato a progetti finanziati indirettamente dalla Commissione europea? (Fondi Strutturali e di Investimento Europei)
7 Figura 6 - La vostra biblioteca ha partecipato a progetti finanziati direttamente dalla CE? (Horizon, Europa Creativa, Erasmus+, CERV)

4. Indicatori: ufficiali, intermedi e bibliotecari

Indicatori Ufficiali SDG

 Il monitoraggio dei progressi degli SDG (Obiettivi di Sviluppo Sostenibile) viene effettuato attraverso una piattaforma ufficiale ONU composta da 234 indicatori univoci che riguardano i 17 Obiettivi e i 169 sotto-obiettivi (Targets). Il numero totale degli indicatori è tuttavia di 251, poiché tredici di essi si ripetono sotto due o tre targets diversi (Assemblea Generale delle Nazioni Unite 2017). L’IAEG-SDGs (Inter-agency and Expert Group on SDG Indicators) classifica gli indicatori globali in due livelli (Tier) in base alla loro maturità metodologica e alla disponibilità dei dati (United Nazions 2025b):

  • Tier 1: l’indicatore è concettualmente chiaro, dispone di una metodologia e di standard stabiliti a livello internazionale e i dati vengono prodotti regolarmente da un numero significativo di paesi.
  • Tier 2: l’indicatore è concettualmente chiaro e dispone di una metodologia e di standard stabiliti a livello internazionale, ma i dati non vengono prodotti regolarmente da un numero sufficiente di paesi.

 Normalmente, le statistiche rilevanti per l’Agenda 2030 sono prodotte da agenzie delle Nazioni Unite (FAO, Banca Mondiale, UNEP, UNESCO, ecc.). Eurostat, l’ufficio statistico dell’Unione Europea, gestisce 102 indicatori, di cui 35 sono multiuso, ovvero utilizzati per monitorare più di un obiettivo (Eurostat 2025).

L’Agenda 2030 richiede esplicitamente indicatori complementari, siano essi nazionali, regionali o settoriali. I paesi spesso adattano gli indicatori globali per adeguarli ai propri contesti specifici, alle priorità politiche e alla disponibilità dei dati; in alcuni casi, sviluppano indicatori nazionali interamente nuovi. Questo approccio duale garantisce sia la comparabilità globale che la titolarità nazionale, consentendo ai paesi di misurare ciò che è più rilevante per le proprie traiettorie di sviluppo locale.

 UNESCO Cultura 2030

 Nel settore della cultura, la mancanza di processi affidabili di raccolta dati, misurazione e monitoraggio ha rappresentato un ostacolo significativo alla promozione del patrimonio culturale e della creatività all’interno dell’Agenda 2030.

 Pertanto, l’UNESCO ha sviluppato gli Indicatori Tematici per la Cultura, noti come Indicatori Culture|2030. Strutturati attorno a quattro aree tematiche – Ambiente e Resilienza, Prosperità e Mezzi di Sussistenza, Conoscenza e Competenze, e Inclusione e Partecipazione – l’UNESCO ha definito 22 indicatori in totale. La tabella seguente elenca gli indicatori tematici UNESCO (UNESCO 2019).

Gli indicatori UNESCO offrono una prospettiva specifica di valutazione del contributo delle organizzazioni culturali agli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile (SDG). Tuttavia, affidarsi esclusivamente al quadro specialistico dell’UNESCO comporta il rischio di delineare un quadro incompleto dell’impatto complessivo di un’organizzazione culturale in relazione ai 17 SDG. La natura complessa e interconnessa dell’Agenda 2030 richiede un approccio tematico o settoriale multi-indicatore – una metodologia in cui i dati provenienti da diverse fonti vengono sintetizzati per misurare le prestazioni organizzative in modo globale.

 Valutazione non ufficiale degli SDG: indicatori intermedi

 La valutazione del livello di democrazia in ciascuno dei paesi ONU è affidata a diversi sistemi universali di benchmarking, come il Corruption Perceptions Index (CPI) di Transparency International (2024), il Freedom House Index (2025) e il Democracy Index (EIU 2025), che offrono una classifica delle nazioni fondata sull’integrità del settore pubblico, le libertà civili e le tipologie di regime. Sistemi più articolati come il V-Dem ampliano queste analisi valutando dimensioni complesse come la rappresentanza, i principi egualitari e la governance partecipativa (V-DEM 2025). Nel loro insieme, questi strumenti fungono da indicatori vitali per gli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile (SDG) delle Nazioni Unite – nello specifico l’SDG 16 – illustrando come la trasparenza delle istituzioni e le libertà politiche siano fondamentali per ridurre la povertà, migliorare l’istruzione e garantire la giustizia sociale a livello mondiale.

Un altro esempio è il già citato Quadro di Valutazione Sociale Europeo (European Social Scoreboard), che sostiene il Pilastro Europeo dei Diritti Sociali (Commissione Europea 2021a). Ad esempio, i 20 indicatori chiave del Quadro di Valutazione Sociale sono centrali per l’attuazione del Fondo Sociale Europeo Plus (FSE+) e, in modo complementare, del Fondo Europeo di Sviluppo Regionale (Eurostat 2025). Gli indicatori stabiliti dal Quadro di Valutazione Sociale sono collegati agli SDG, come mostra la Figura 8.

Alcuni di questi indicatori – come la partecipazione alla formazione professionale continua, il tasso di rischio di povertà o esclusione sociale, il livello di accesso ai servizi digitali e l’inclusione digitale – sono di notevole rilevanza per le biblioteche.

Infine, un ulteriore set di indicatori riguarda il Green Deal Europeo (EGD), l’ambiziosa strategia di crescita della Commissione Europea che mira a rendere l’Unione Europea il primo continente a impatto climatico zero. Questo strumento funge da motore primario dell’UE per il raggiungimento degli SDG incentrati sull’ambiente, in particolare quelli relativi al “Pianeta”: SDG 6 (Acqua pulita e servizi igienico-sanitari), SDG 12 (Consumo e produzione responsabili), SDG 13 (Lotta contro il cambiamento climatico), SDG 14 (Vita sott’acqua) e SDG 15 (Vita sulla terra). Il Green Deal, inoltre, sostiene con forza l’SDG 7 (Energia pulita e accessibile) e contribuisce significativamente a obiettivi sociali ed economici come l’SDG 8 (Lavoro dignitoso e crescita economica) e l’SDG 9 (Imprese, innovazione e infrastrutture) concentrandosi sulla transizione verde e l’innovazione (ISPRA 2025).

 Indicatori bibliotecari (non ufficiali): una rassegna critica degli indicatori IFLA e ICCROM

 I rapporti DA2I della IFLA sottolineano che le biblioteche devono allineare i loro obiettivi locali alle priorità nazionali per misurare efficacemente i progressi verso gli SDG (Garrido & Wyber 2017; Garrido & Wyber 2019; IFLA–TASCHA–SIGL 2024). Elemento centrale di questa strategia è l’SDG 16.10, che si concentra sull’accesso pubblico all’informazione. Indicatori globali come “Freedom in the World” e “Freedom on the Net” sono spesso utilizzati per monitorare il progresso della democrazia a livello globale; tuttavia, essi mancano spesso della granularità necessaria per valutare le attività specifiche delle biblioteche e il loro impatto in tali sfere (Garrido e Weber 2019, p. 20).

Al fine di colmare il divario tra obiettivi globali altamente generali e l’azione istituzionale pratica dei singoli istituti culturali, l’ICCROM ha lanciato nel 2020 il programma “Our Collections Matter” (OCM) (ICCROM 2025). Questa iniziativa offre alle organizzazioni che fondano la loro azione sulle collezioni - come appunto le biblioteche, i musei e gli archivi - un quadro specializzato per trasformare le aspirazioni di sostenibilità in risultati misurabili. Utilizzando l’OCM Toolkit e lo strumento di autovalutazione (Self-Assessment Tool), queste istituzioni possono valutare il proprio lavoro esistente rispetto a tutti i 17 SDG, identificare le lacune nei servizi e comunicare efficacemente ai portatori di interesse (stakeholder) il proprio contributo sociale e ambientale.

La cornice OCM offre un insieme di indicatori più precisi rispetto alle metriche tradizionali dell’ONU e specificamente adattati alla gestione del patrimonio culturale. Ad esempio, invece di affidarsi a generiche statistiche nazionali, l’OCM misura l’SDG 16.10 attraverso attività istituzionali come l’attuazione di politiche per l’accesso, la creazione di piani mirati per migliorare le informazioni relative alle collezioni e l’istituzione di procedure di reclamo. Questo approccio consente alle biblioteche di andare oltre la generica sensibilizzazione e di rendere conto del loro operato in modo dettagliato e su prove concrete (evidence-based) su come le proprie operazioni interne e i servizi pubblici sostengano direttamente le libertà fondamentali e la trasparenza.

Entrambe le organizzazioni – IFLA e ICCROM – affrontano questioni critiche: sono gli indicatori ufficiali SDG dell’ONU appropriati per le biblioteche? In caso negativo, quali indicatori intermedi dovrebbero essere adottati? E, ancora più fondamentale, quali relazioni si possono stabilire tra gli indicatori intermedi e le metriche specifiche delle biblioteche?

Un esempio pratico può aiutare a identificare la forza e i limiti degli schemi IFLA e ICCROM. L’indagine TELL suggerisce infatti che non vi è relazione diretta tra i punteggi attestanti il radicamento della democrazia a livello nazionale e l’attivismo a favore della democrazia partecipata che le biblioteche possono sviluppare. In altri termini, la Bulgaria e la Romania occupano posti relativamente bassi nella classifica delle democrazie occidentali, secondo schemi globali come il Corruption Perceptions Index o il Democracy Index (Transparency International 2025; EUI 2024). Tuttavia, le biblioteche di quei paesi mostrano un forte impegno nel promuovere i valori democratici: sono ad esempio notevolmente attive nell’organizzare eventi su questioni sociali sensibili e nel fornire spazi fisici per forum democratici. Al contrario, nazioni con alti livelli di democrazia – come Francia e Italia – appaiono meno impegnate, suggerendo che l’impegno civico sia canalizzato verso canali alternativi più consolidati (ONG o fori politici tradizionali). La Figura 9 descrive l’impegno delle biblioteche verso la libertà di espressione, il libero accesso all’informazione e la partecipazione democratica nei sei paesi dell’Europa sud-orientale.

  In questo esempio, sia l’approccio IFLA, sia quello dell’ICCROM faticano a riflettere appieno l’impatto “sul campo” delle biblioteche. Il DA2I utilizza indicatori di livello macro per valutare l’ambiente informativo globale – concentrandosi su infrastrutture, competenze digitali e diritti legali – allineando il livello di impegno delle biblioteche a indicatori di accesso all’informazione di carattere generale e identificando in questi il motore dello sviluppo sostenibile. Malgrado ciò, il DA2I non riesce a cogliere l’attivismo democratico specifico svolto dalle biblioteche. L’OCM opera invece a un livello micro, concentrandosi sulle specifiche pratiche istituzionali e sulle azioni interne delle organizzazioni culturali. Tuttavia, l’OCM rimane fortemente ancorato alle collezioni e potrebbe non catturare appieno il ruolo olistico e multiforme che le biblioteche svolgono nella società, ben oltre le collezioni e la circolazione del materiale in loro possesso.

8 Figura 7 - Indicatori UNESCO Culture|2030
9 Figura 8 - Il Quadro di Valutazione Sociale dell’UE e il suo legame con gli SDG (Source: European Commission 2021c)
10 Figura 9 - In quale misura la tua biblioteca è utilizzata come spazio per la partecipazione democratica?

5. Advocacy attraverso i Bilanci di Sostenibilità

Fondamento di un bilancio di sostenibilità

 Un Bilancio di Sostenibilità (SR - Sustainability Report) funge da strumento di rendicontazione completo che va oltre i tradizionali dati finanziari per valutare le prestazioni di un’organizzazione in base ai criteri Ambientali, Sociali e di Governance (ESG). Nel settore culturale – ogni istituzione culturale, quindi, e non solo le biblioteche – i Bilanci sono essenziali per dimostrare che le istituzioni culturali non sono semplici consumatrici di risorse. In un quadro di riferimento ESG, le organizzazioni culturali possono evidenziare il loro contributo sociale all’Agenda, comunicare il loro ruolo unico e rivendicare a giusto titolo di essere il “quarto pilastro” dello sviluppo sostenibile (Dubini-Martello-Monti 2024).

Nell’Introduzione si è fatto riferimento al pacchetto “Omnibus” della Commissione Europea, approvato dal Consiglio dell’Unione Europea nel febbraio 2026. Se la Commissione Europea propone di alleggerire gli obblighi di rendicontazione sulla responsabilità sociale delle aziende, per quale ragione le biblioteche – e, in generale, le organizzazioni culturali – dovrebbero preoccuparsi di rendere conto su come esse contribuiscono allo sviluppo sostenibile? Sono varie le ragioni per cui le biblioteche e le istituzioni culturali dovrebbero continuare e persino rafforzare il loro livello di rendicontazione in materia di sviluppo sostenibile.

In primo luogo, il fondamento di ogni biblioteca o istituzione culturale risiede nella fiducia pubblica. Il settore culturale ha lottato a lungo per essere riconosciuto come il “quarto” pilastro della sostenibilità. Una rendicontazione coerente permette alle biblioteche di dimostrare che le loro operazioni quotidiane sono in linea con i valori dell’Agenda 2030 dell’ONU, trasformando ideali astratti in impatto verificabile. Dopo tutto, la base primaria della reputazione delle biblioteche è alimentata dalla fiducia dei cittadini.

In secondo luogo, l’ammissibilità ai finanziamenti e alle sovvenzioni della Commissione Europea è sempre maggiormente legata alla conformità agli SDG. Inoltre, poiché nelle loro gare di appalto i comuni inseriscono sempre più spesso clausole ambientali e criteri legati allo sviluppo sostenibile (Sustainable Public Procurement), le istituzioni che non possono dimostrare le proprie credenziali ESG rischiano di avere poca voce in capitolo nelle scelte di politica finanziaria locali e nazionali.

In terzo luogo, il Pacchetto Omnibus rappresenta una semplificazione, e non una cancellazione. La rendicontazione della sostenibilità si traduce spesso e semplicemente in buona gestione. Utilizzando standard consolidati – come il Global Reporting Initiative (GRI) per la materialità o la Direttiva sulla Rendicontazione della Sostenibilità delle Imprese (CSRD) – le istituzioni garantiscono trasparenza, responsabilità (accountability) e ottimizzazione dei processi.

Per le biblioteche e i siti culturali, questi quadri di riferimento forniscono un percorso strutturato per integrare il loro valore non finanziario nelle strategie a lungo termine del governo del territorio. Le istituzioni in genere, e meno che mai quelle culturali, non possono giustificare la propria esistenza attraverso metriche puramente economiche. Devono invece concentrarsi sulla costruzione di un “impatto fondato sulla reputazione”. Le biblioteche possono così definire la propria identità culturale anche grazie alle valutazioni di impatto che offrono alle loro comunità con progetti sociali e ambientali specifici.

 Una nuova tassonomia di servizi volta a generare valore in biblioteca

 I servizi delle biblioteche pubbliche sono ancora classificati in base alle eccellenti, ma ormai superate, Linee Guida IFLA per il Servizio delle Biblioteche Pubbliche (IFLA 2010; trad. it. 2012). Queste Linee guida definiscono la biblioteca pubblica come un ente che fornisce accesso alla conoscenza, all’informazione, delle opere dell’immaginazione attraverso una gamma di risorse e servizi, che sono equamente disponibili per tutti i membri della comunità indipendentemente da razza, nazionalità, età, genere, religione, lingua, disabilità, stato economico e occupazionale e livello di istruzione. Dal 2010, le biblioteche pubbliche hanno subito profonde trasformazioni e l’innovazione è tuttora in corso.

Sebbene le Linee Guida IFLA del 2010 rimangano un quadro di riferimento fondamentale per le biblioteche pubbliche, esse sono sempre più considerate obsolete a causa delle profonde trasformazioni in atto nel settore. Le biblioteche moderne si sono evolute ben oltre il mandato tradizionale di dare accesso a libri e spazi per lo studio silenzioso. Progetti come LibrarIN, finanziato dal programma Horizon, hanno identificato un nuovo spettro di servizi innovativi che integrano l’offerta tradizionale, spaziando dai “technology petting zoos” (aree di sperimentazione tecnologica) e i servizi di consulenza online personalizzati 24 ore su 24, fino ai “coding clubs” per l’apprendimento precoce e le sedi fisiche non convenzionali, come i capanni di lettura sulle spiagge o le postazioni di lettura negli aeroporti (Desmarchelier B., Djellal F. e Gallouj, F. 2025).

I dati del progetto TELL confermano questo cambiamento, mostrando che sebbene il prestito bibliotecario tradizionale rimanga il pilastro della professione (raggiungendo quasi il 100% delle biblioteche in paesi come Italia e Bulgaria), si registra un aumento significativo dei programmi di inclusione sociale e alfabetizzazione. Ad esempio, il 77% delle biblioteche bulgare offre ora delle formazioni in alfabetizzazione digitale, e un numero crescente di istituzioni fornisce servizi di welfare specializzati, come programmi sanitari o accordi con le carceri. Questa evidenza sottolinea un approccio reattivo e adattivo ai bisogni della comunità che trasforma la biblioteca da mera istituzione basata sulle collezioni a centro di sviluppo dell’impegno sociale e democratico.

11 Figura 10 - Le biblioteche impegnate nell’Agenda 2030 per lo sviluppo sostenibile: un processo in quattro fasi

6. Conclusioni: rilancio dell’Agenda 2030 in biblioteca in quattro fasi

Cosa occorre fare per attuare pienamente l’Agenda 2030 per lo sviluppo sostenibile nelle biblioteche?

Per implementare integralmente l’Agenda 2030, le organizzazioni bibliotecarie dovrebbero seguire le quattro fasi strategiche seguenti.

  1. Localizzazione profonda e integrazione strategica. Il primo passo consiste nel superare una comprensione generica degli SDG per perseguire la loro “localizzazione profonda”. Le biblioteche devono allineare i propri servizi alle specifiche Agende 2030 adottate dai rispettivi governi locali. Personalizzando gli obiettivi per rispondere ai bisogni unici della comunità e restando al contempo conformi ai più ampi Target politici, le biblioteche garantiscono che il proprio lavoro sia più direttamente rilevante per le priorità del territorio.
  2. Implementazione focalizzata e definizione delle priorità. Invece di disperdere gli sforzi su tutti i 17 obiettivi, le biblioteche devono concentrarsi su una selezione ristretta di essi, in modo che il loro impatto sia più misurabile. Ciò richiede la definizione di una gerarchia strategica volta a determinare il reale impatto principale di un progetto. Sebbene le innovazioni bibliotecarie tocchino spesso molteplici aree, le risorse solitamente convergono su un singolo target; ad esempio, le attività di sensibilizzazione generale si allineano tipicamente in modo più stretto al Target 4.7, che riguarda l’istruzione per lo sviluppo sostenibile e il contributo culturale.
  3. Selezione di indicatori appropriati. Le biblioteche devono selezionare metriche che quantifichino le prestazioni in relazione all’Agenda 2030, consentendo al contempo il benchmarking con istituzioni simili. Questi possono essere indicatori ufficiali delle Nazioni Unite, misure Eurostat (come il Social Scoreboard) o strumenti specifici di settore come gli indicatori ICCROM. Qualora le metriche standard non fossero adeguate, le biblioteche possono sviluppare indicatori SMART (Specific, Measurable, Achievable, Relevant, and Time-bound) personalizzati, purché rimangano compatibili con i quadri di riferimento globali.
  4. Preparazione del Rapporto di Sostenibilità. La fase finale consiste nella produzione di un Rapporto di Sostenibilità, che funge da strumento vitale per l’auto-apprendimento, l’advocacy e la raccolta fondi. Questo processo prevede la creazione di una “matrice di materialità” per identificare, mappare e dare priorità alle questioni chiave basandosi sui dati degli stakeholder e sulla visione del management. Scegliendo il pubblico e il formato corretti, il rapporto utilizza gli indicatori per trasformare i risultati immediati (outputs) in impatti a lungo termine (outcomes), dimostrando efficacemente il valore distintivo della biblioteca per la comunità (Dubini-Martello-Monti 2024). Il processo è descritto nella Figura 10.