N.3 2026 - Biblioteche Oggi | Aprile 2026

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Attilio Hortis bibliotecario erudito

ROMANO VECCHIET

vecchiet.romano@gmail.com

Nel centenario della morte, un convegno a Trieste ne ricorda il poliedrico ingegno e i limiti organizzativi

Abstract

Nel centenario della morte di Attilio Hortis (1850–1926), questo articolo ripercorre la complessa vita e la carriera di una delle figure più rappresentative della cultura giuliana tra il XIX e il XX secolo. Nominato direttore della Biblioteca Civica di Trieste a soli ventitré anni, Hortis incarnò per quasi mezzo secolo l'ideale del “bibliotecario erudito”, coniugando una solida formazione filologica con un'ampia prospettiva europea e un fervente impegno irredentista. L'articolo si apre con un paragone con Vincenzo Joppi, direttore di Udine, e prosegue esaminando un periodo in cui le principali biblioteche erano guidate da intellettuali di spicco il cui obiettivo principale era la ricerca storica e filologica piuttosto che l'organizzazione sistematica dei servizi. Anche la reputazione di Hortis come “biblioteca vivente” viene considerata nelle sue dimensioni più problematiche. Attraverso le aspre critiche di Scipione Slataper e i ricordi più ambivalenti del suo collaboratore Camillo De Franceschi, emerge il ritratto di un bibliotecario la cui dedizione alle proprie attività accademiche ha portato alla negligenza della gestione quotidiana, a una catalogazione incoerente e frammentata e a una concezione inadeguata del servizio pubblico. Sebbene monumentale in termini accademici, questa eredità contribuì alla graduale “museificazione” della Biblioteca Civica e alla fine portò, decenni dopo, alla creazione di una biblioteca statale in grado di svolgere il ruolo di moderna istituzione pubblica.

English abstract

On the centenary of Attilio Hortis’s death (1850–1926), this article revisits the complex life and career of one of the most representative figures of Julian culture between the nineteenth and twentieth centuries. Appointed director of the Civic Library of Trieste at just twenty-three, Hortis embodied for nearly half a century the ideal of the “erudite librarian”, combining a solid philological training with a broad European outlook and a fervent irredentist commitment. The article opens with a comparison to Vincenzo Joppi, director in Udine, and goes on to examine a period in which major libraries were led by prominent intellectuals whose primary focus was historical and philological research rather than the systematic organization of services. Hortis’s reputation as a “living library” is also considered in its more problematic dimensions. Through the sharp criticisms of Scipio Slataper and the more ambivalent recollections of his collaborator Camillo De Franceschi, a portrait emerges of a librarian whose dedication to his own scholarly pursuits led to the neglect of day-to-day management, inconsistent and fragmented cataloguing, and an inadequate conception of public service. While monumental in scholarly terms, this legacy contributed to the gradual “museumification” of the Civic Library and eventually led, decades later, to the establishment of a state library capable of fulfilling the role of a modern public institution.

DOI: 10.3302/0392-8586-202603-058-1