N.1 2026 - Biblioteche oggi | Gennaio-Febbraio 2026

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Biblioteche e Health humanities: seconda edizione

FRANCESCA CANDELI

Biblioteca del Conservatorio “Santa Cecilia” di Roma; f.candeli@conservatoriosantacecilia.it

Primo piano su giovani, lettura e nuove forme di welfare per la salute

Il 13 novembre 2025 nell’Aula Pocchiari dell’Istituto superiore di sanità (ISS) si è tenuto il convegno “Biblioteche e Health humanities: giovani, lettura e nuove forme di welfare per la salute”. L’incontro è stato promosso dalla Biblioteca (Servizio comunicazione scientifica) e dal Laboratorio di Health humanities (Centro nazionale malattie rare) dell’ISS, insieme al Dipartimento di Lettere e culture moderne dell’Università di Roma La Sapienza, in collaborazione con l’Associazione italiana biblioteche (AIB) e il Cultural welfare center (CCW).

In continuità con le riflessioni maturate nella precedente edizione del convegno, dal titolo “Biblioteche e Health humanities: un’alleanza per la salute”, la seconda edizione è stata dedicata al rapporto tra sanità, cultura ed educazione, e in particolare all’approfondimento del ruolo della lettura e delle biblioteche nell’ambito del benessere e della salute dei giovani. La responsabilità scientifica di Chiara Faggiolani (docente di biblioteconomia presso il Dipartimento di Lettere e culture moderne dell’Università di Roma La Sapienza), Amalia Egle Gentile (responsabile del Laboratorio di Health humanities del Centro nazionale malattie rare dell’ISS) e Vittorio Ponzani (responsabile Sezione Reference, informazioni e consultazione – Biblioteca, Servizio comunicazione scientifica dell’ISS) ha confermato questa attenzione anche dal punto di vista pratico, attraverso il coinvolgimento di uno youth board che Vittorio Ponzani ha definito il “comitato scientifico iunior” del convegno. In un’ottica di collaborazione e co-progettazione, alcuni studenti sono stati invitati a unirsi ai lavori in qualità di co-moderatori, relatori e partecipanti a una tavola rotonda dedicata alla lettura, con l’obiettivo di dare forma a un dialogo intergenerazionale concreto e attuale.

Il convegno si è articolato in due parti. La prima sessione, moderata da Amalia Egle Gentile insieme a Virginia Mellace (studentessa magistrale di Editoria e scrittura, aspirante giornalista, volontaria di UNIAMO Federazione italiana malattie rare), ha messo al centro il tema del benessere dei giovani, esplorando il rapporto tra biblioteche, identità giovanile, digitalità, salute psicologica e nuove forme di prossimità culturale, come la prescrizione sociale. La seconda sessione, moderata da Chiara Faggiolani insieme a Raffaella Rocconi (laureata in Lettere moderne e aspirante musicoterapeuta), ha presentato un osservatorio diversificato di concrete esperienze di comunicazione tra cultura e salute; prima attraverso tre storie provenienti da contesti scolastici, universitari e bibliotecari, e successivamente con una tavola rotonda dedicata alle testimonianze personali dei membri dello youth board.

La giornata si è aperta con i saluti di Rocco Bellantone, presidente dell’ISS, il quale ha ricordato come le biblioteche rappresentino presidi culturali e sociali strategici, capaci di contribuire al benessere delle comunità, in linea con i determinanti sociali della salute e gli obiettivi dell’Agenda 2030 per lo sviluppo sostenibile dell’ONU. Successivamente è intervenuto Antonio Mistretta, direttore del Servizio comunicazione scientifica dell’ISS, che ha ringraziato gli organizzatori del convegno, definendolo “un esempio virtuoso di interdisciplinarità”, grazie al quale affrontare il tema della “cultura come dimensione strutturale del benessere”. Chiara Faggiolani ha preso la parola portando i saluti e i ringraziamenti di Matteo Motolese (direttore del Dipartimento di Lettere e culture moderne dell’Università di Roma La Sapienza), in un discorso che ha ricordato l’impegno che l’ateneo profonde da tempo nelle attività di terza missione, con un riferimento specifico al Laboratorio di biblioteconomia sociale e ricerca applicata alle biblioteche (BIBLAB). Ai saluti istituzionali si è unita, in collegamento da Hong Kong, Man Yi Helen Chan, presidente della sezione IFLA sull’apprendimento professionale continuo, la quale ha sottolineato l’importanza di una riflessione internazionale sulla lettura giovanile e le nuove forme di welfare: i giovani rappresentano risorse di resilienza e creatività; pertanto, non vanno considerati semplici destinatari dei servizi bibliotecari, ma partecipanti attivi nella progettazione delle biblioteche di domani. Anche Laura Ballestra, presidente dell’Associazione italiana biblioteche, ha richiamato la necessità fondamentale di mettere le persone nelle condizioni di sviluppare pienamente le proprie potenzialità, ricordando come le biblioteche, rispondendo ai bisogni delle comunità di riferimento, possano svolgere un ruolo sempre più attivo nella promozione della salute. In collegamento video era anche Catterina Seia, presidente del Cultural welfare center, impegnata nello stesso giorno a Bologna in un convegno dal titolo “I fiori di Asclepio: coltivare il benessere attraverso la cultura”, da lei definito “assolutamente risonante” con i temi discussi all’ISS. Seia ha richiamato il bisogno di individuare un “dispositivo di cooperazione continua” per valorizzare il ruolo della cultura, della lettura e delle biblioteche, evidenziando il dovere di una politica attenta e attiva che ne supporti il percorso ed evocando il titolo dell’ultimo rapporto della Commissione europea in tema di salute e cultura: Time to act. A chiudere gli indirizzi di benvenuto è stata Paola Castellucci, presidente della Società italiana di scienze bibliografiche e biblioteconomiche, la quale ha sottolineato come la SISBB si interessi da tempo alle tematiche della salute e della lettura, prospettando una crescente sinergia tra società scientifiche e questi ambiti di ricerca.

La prima sessione è stata aperta da Amalia Egle Gentile, che ha affermato come le Health humanities offrano da un lato una cornice metodologica a ciò che le biblioteche già realizzano in ambito di benessere, e dall’altro trovino proprio nelle biblioteche uno dei canali più efficaci per la diffusione dei loro principi. In questo senso la giornata di lavoro rappresenta un passo ulteriore del percorso avviato nella prima edizione del convegno: “un confronto tra politiche pubbliche e pratiche di comunità, nello spirito di mettere in relazione persone e conoscenze per costruire insieme un welfare capace di prendersi cura di tutte e di tutti”. Proprio con queste parole Gentile ha invitato a parlare la sua co-moderatrice e membro dello youth board Virginia Mellace. Dopo aver ringraziato il comitato scientifico, la studentessa ha espresso apprezzamento sullo spirito di co-progettazione dell’incontro e ha portato l’attenzione sull’importanza del confronto generazionale nello sviluppo della cultura in una prospettiva salutogenica.

La prima relazione, a cura di Chiara Faggiolani e Vittorio Ponzani, dal titolo Biblioteche e benessere dei ‘divenenti’: costruire una nuova prossimità culturale, ha proposto una lettura del presente attraverso la categoria dei “divenenti”, una definizione tratta dal documentario Futura, un’inchiesta collettiva di ispirazione pasoliniana, che descrive i giovani come “coloro che non sono più bambini ma che non sono ancora adulti, coloro che sono impegnati nell’arduo compito del diventare, una sorta di creature soprannaturali”. Questa etichetta – ha spiegato Faggiolani – consente di superare una prospettiva rigidamente centrata sull’età e di interpretare il percorso di crescita come un processo dinamico, trasformativo e condiviso, collocato in quello che Pascal Chabot definisce “ipertempo” contemporaneo: un tempo accelerato e quantitativo, in cui la difficoltà di immaginare il futuro – quella che ancora Chabot chiama “afuturalgia” – si accompagna a forme sempre più diffuse di disagio e fragilità. In questo panorama l’obiettivo deve essere quello – ha continuato Faggiolani – di “individuare un’attrezzatura simbolica, sociale, culturale, per accompagnare i ‘divenenti’ in questo percorso di crescita e trasformazione”. Ponzani ha approfondito il discorso, esaminando in particolare come le tecnologie digitali non siano più semplici strumenti operativi, ma “ambienti di vita, contesti esistenziali sempre più pervasivi” in cui i “divenenti” costruiscono identità, significati e relazioni. Questo ecosistema offre opportunità di conoscenza e di scambio, ma è bene ricordare che non si tratta di un ambiente neutrale, né sempre protettivo, e nei casi più gravi può portare a forme di vera e propria dipendenza. Il problema però – ha precisato Ponzani – non risiede nel digitale, bensì nelle modalità e nei tempi di utilizzo, da valutare insieme a fattori individuali e socio-educativi: è necessario lavorare sulla qualità dell’esperienza online, sulle capacità di autoregolazione e sul ruolo dei contesti di riferimento. In questo quadro le biblioteche, come presidi culturali democratici e inclusivi, sono chiamate ad assumere una nuova responsabilità educativa: accompagnare i giovani nella navigazione di un universo digitale sempre più complesso. Ha poi ripreso la parola Faggiolani, richiamando l’attenzione sui dati Istat sulla fruizione delle biblioteche dal 2019 al 2022: mentre gli adulti sono meno presenti ma più fidelizzati, i giovani mostrano una presenza ampia, meno legata ai servizi e più allo spazio; una dimensione che, secondo Faggiolani, non va sottovalutata, perché risponde al bisogno crescente di contesti non competitivi e non performativi. Muovendo da questo quadro, la relatrice ha suggerito che il contesto bibliotecario possa trovare nuova ispirazione nel tempo libero, ambito oggi spesso lasciato al caso ma in cui “diventiamo profondamente umani”. È anche al di fuori delle biblioteche, infatti, che la lettura si esprime in forme nuove – silent book club sui tetti, ritiri letterari, gruppi di lettura diffusi – che la ricerca S.T.O.R.I.E. ha contribuito a mappare, individuando 1.253 gruppi e mettendo in luce impatti inattesi ma potentissimi, tra cui il contrasto alla frattura generazionale, a conferma della lettura come pratica trasformativa e profondamente sociale. In chiusura Ponzani ha richiamato la frontiera aperta dalle Health Humanities: integrare arte, cultura, letteratura e medicina in un’ottica di benessere, in cui le biblioteche diventano luoghi privilegiati per percorsi di alfabetizzazione digitale e sanitaria, di espressione emotiva e di comunità. Perché questo potenziale si realizzi, è però necessario riconoscerle come operatori di salute pubblica e sostenerle con politiche, reti territoriali e formazione professionale adeguata.

La seconda relazione, dal titolo Costruire senso e identità: uno sguardo psicologico alla salute di adolescenti e giovani adulti, è stata presentata da Anna Maria Giannini, docente e direttrice del Dipartimento di Psicologia dell’Università di Roma La Sapienza. Giannini ha affrontato il tema dei rischi che ostacolano una buona costruzione dell’identità nei giovani e il loro benessere psicologico in generale. Tra le minacce ricordate figurano l’instabilità economica e sociale, la pressione al successo, le relazioni fragili e, soprattutto, il sovraccarico di stimoli digitali. L’esposizione continua a flussi rapidi di contenuti, tipica dello scrolling, è stata indicata incompatibile con il tempo della lettura, con la capacità di fermarsi, di creare immagini mentali e di costruire connessioni: l’interiorizzazione di un significato di un contenuto richiede tempo, continuità e immersione. In questo quadro la lettura – e in particolare la biblioterapia, praticata nelle situazioni di disagio – viene presentata come pratica virtuosa, in grado di ampliare gli orizzonti psicologici e contribuire alla costruzione dell’empatia: seguire a lungo le emozioni dei personaggi attraverso le pagine abitua a riconoscere e restituire i vissuti degli altri. A differenza dei social, che offrono una realtà già mediata e confezionata, la lettura permette un confronto modulato sui propri tempi e sulle proprie risorse interiori, favorendo elaborazione e distanziamento critico. La lettura, inoltre, non è solo un’attività solitaria, ma un dispositivo di aggregazione: gruppi di lettura e attività nelle biblioteche contrastano isolamento e solitudine, offrendo contesti relazionali in cui mettere in circolo emozioni e punti di vista. In un mondo in cui tutto è disponibile subito, si corre il rischio di non avere davvero accesso a nulla e di atrofizzare il senso critico, il quale, nascendo anche dalla fatica e dalla continuità del leggere, è invece condizione essenziale per la selezione delle informazioni. Confronti come quelli proposti dal convegno – ha concluso Giannini – aiutano a riportare al centro il tema del significato e della complessità dell’esperienza, riconoscendo il valore della lettura e delle biblioteche come tempi e luoghi cruciali per la costruzione dell’identità nelle giovani generazioni.

Una prospettiva dal punto di vista neurobiologico è stata presentata dalla relazione Digitalità e traiettorie di sviluppo negli adolescenti a cura di Agata Polizzi, docente di pediatria presso il Dipartimento di Medicina clinica e sperimentale all’Università di Catania e membro senior del Laboratorio di Health Humanities dell’ISS. La relatrice ha spiegato che lo sviluppo del sistema nervoso prosegue fino alla giovane età adulta e che nella fase dell’adolescenza il cervello è ancora altamente plastico, quindi vulnerabile agli stimoli dell’ambiente esterno. La lettura non è una competenza innata, ma il risultato della cooperazione di reti complesse che integrano diverse tipologie di informazione fino alla costruzione semantica e che, nella pagina cartacea, si stabilizzano e si rafforzano grazie a una pratica lenta, sequenziale e prolungata. Leggere crea, dunque, un circuito integrato di elaborazione profonda, che stimola la maturazione del pensiero astratto. Polizzi ha mostrato come la digitalità modifichi questo processo in cui il cervello legge e pensa, distinguendo fra lettura digitale lineare (per esempio un e-book) e lettura a scorrimento tipica dei social. In quest’ultima prevalgono ipertestualità, frammentarietà e passaggi rapidi tra stimoli diversi, riducendo la possibilità di consolidare significati. Tre circuiti risultano particolarmente coinvolti: quello della gratificazione, alimentato da ricompense immediate e imprevedibili (come i likes e le notifiche); quello attentivo, che diventa mobile e intermittente; e quello emotivo, reso fragile da una condizione in cui “tutto emoziona, poco viene elaborato”. Questo sfasamento tra emozioni e funzioni esecutive si traduce in affaticamento cognitivo, difficoltà di autoregolazione, ansia, umore instabile, isolamento sociale. Diverso è il caso della lettura digitale lineare, che può attivare le reti profonde se rispetta tempi lunghi, sequenzialità e possibilità di orientarsi nella pagina. Alla luce di questo quadro, Polizzi ha invitato a ricercare “un nuovo equilibrio di lentezza, profondità e consapevolezza”, valorizzando biblioteche e altri mediatori culturali come luoghi di connessione reale, in cui il digitale resti al servizio della mente e non viceversa.

La relazione di Giovanni Capelli (direttore del Centro nazionale per la prevenzione delle malattie e la promozione della salute dell’ISS), intitolata Prescrizione sociale e sanità pubblica, ha presentato il social prescribing come una terza possibilità a disposizione del medico di base, accanto alla cura farmacologica e al non-intervento: attraverso un operatore di collegamento (in inglese link worker) incaricato di costruire un piano personalizzato, il medico di base può indirizzare il paziente verso risorse non cliniche presenti nella comunità (attività culturali e artistiche, esercizio fisico, supporto sociale). In questa prospettiva salutogenica la salute è il risultato anche di fattori sociali, economici e ambientali, in cui la prescrizione sociale mira a ridurre solitudine e isolamento, rafforzare il capitale umano e culturale, sostenere la prevenzione. Capelli ha segnalato la recente introduzione della voce “prescrizione sociale” nell’enciclopedia online Treccani e le prime applicazioni della pratica in Italia, ancora prive di un inquadramento istituzionale. Un passaggio decisivo in ambito nazionale è stato rappresentato dalla traduzione – da parte dell’ISS, del CCW e del Centro regionale piemontese di documentazione per la promozione della salute (Dors) – del Toolkit on how to implement social prescribing dell’OMS, per offrire una guida operativa a decisori e professionisti. L’ISS e il Coordinamento nazionale professioni sanitarie e socio-sanitarie (Cnapss), anche grazie al supporto della rete EuroHealthNet, stanno lavorando per la creazione in gruppo di lavoro interdisciplinare nazionale con l’obiettivo di trasformare le iniziative locali ora frammentate in interventi coordinati e replicabili in diversi contesti territoriali, potenzialmente integrabili nel Servizio sanitario nazionale.

L’ultima relazione della sessione, intitolata La prescrizione di arte e cultura in Italia: prime evidenze dall’indagine sul campo, è stata presentata da Annalisa Cicerchia, ricercatrice senior dell’Istat e vicepresidente del CCW, che ha mostrato i primi risultati di un’indagine in corso sulle organizzazioni che, in Italia, stanno già praticando prescrizione di arte e cultura. Su 1.953 contatti sono arrivati 990 questionari: il 63% delle organizzazioni dichiara di avere svolto attività di questo tipo, di cui il 31,3% in modo regolare e il 31,4% occasionale; tra chi non le ha mai realizzate, il 34,1% si dice interessato a iniziare. Le esperienze si concentrano soprattutto in quattro regioni – Piemonte (20,6%), Toscana (15,6%), Lombardia (15,2%) ed Emilia-Romagna (11,1%) – dove operano grandi investitori sociali pubblici e del terzo settore. Il profilo delle 407 organizzazioni attive mostra un ecosistema maturo e radicato: il 46,6% ha oltre 26 anni di esperienza. I luoghi sono per lo più comunitari: le biblioteche figurano al terzo posto (32,4%), dopo sedi del terzo settore e centri di aggregazione. A prescrivere sono soprattutto psicologi (34,9%). Un focus specifico ha riguardato le biblioteche: su 5.469 istituti che nel 2022 hanno svolto attività di promozione della lettura, 30 hanno realizzato regolarmente interventi orientati al benessere e alla prescrizione sociale, rilevando benefici in termini di accesso alla cultura, inclusione, partecipazione, benessere psicologico e capacità relazionali. Dal confronto con gli esperti emergono alcune necessità: la centralità della co-progettazione tra i diversi attori, l’ampliamento del bacino dei destinatari, il superamento delle barriere burocratiche e l’investimento in formazione interdisciplinare e in modelli stabili, sia top-down (promossi dalle amministrazioni sanitarie) sia “ecosistemici” (promossi dal terzo settore).

La seconda sessione, moderata da Chiara Faggiolani insieme a Raffaella Rocconi, è stata aperta da un riepilogo di Faggiolani delle questioni emerse durante la mattinata: il rapporto tra benessere e costruzione di significato, gli aspetti psicologici e neurobiologici della lettura, il tema del tempo, della performatività, della relazione e della possibilità per le biblioteche di configurarsi come “oasi di decelerazione” in un contesto frenetico dominato dalla pervasività del digitale. A partire da questa cornice teorica e dal quadro sulla prescrizione sociale delineato nelle ultime relazioni, i responsabili scientifici hanno scelto di presentare durante la sessione pomeridiana tre esperienze significative, riconducibili a tipologie diverse di biblioteche, che mostrano come i temi discussi trovino già oggi una realizzazione concreta.

La prima relazione della sessione pomeridiana – dedicata alla presentazione dell’attività di terza missione finanziata dall’Università La Sapienza, dal titolo Come in uno specchio: il lettore che si legge – è stata illustrata da Francesca Romana Berno (presidente del Sistema bibliotecario Sapienza), Claudia Chiarolanza (docente del Dipartimento di Psicologia clinica, dinamica e salute di Sapienza) e Nicole Marinelli (studentessa di psicologia clinica presso la medesima università). Berno ha spiegato che il progetto, ideato da Agnese Galeffi e ora dedicato alla sua memoria, ha coinvolto bibliotecari, studenti di psicologia, docenti, due scuole secondarie, il centro diurno per anziani “Il girasole”, la casa-famiglia “I paguri” e la casa di cura psichiatrica “Samadi”, in un percorso articolato in quattro fasi. La prima fase è consistita in attività laboratoriali e di lettura condivisa, svolte presso la casa-famiglia, la clinica e una scuola. La seconda fase, Il ciclo affettivo della lettura, illustrata da Marinelli, ha previsto una serie di incontri tra gli studenti della scuola secondaria di primo grado e gli anziani del centro diurno, centrati su compiti di sviluppo (idealizzazione dei genitori, relazione con i pari, autonomia). Guidati da un’équipe di bibliotecari, studenti e biblioterapeuti, i gruppi hanno lavorato sulle capacità di ascolto e dialogo, con esiti positivi in termini di benessere emotivo e relazionale, di esperienza di crescita e senso di comunità. Il progetto ha inoltre offerto agli studenti di psicologia un contesto formativo per sperimentare competenze di contenimento emotivo, ascolto, mediazione intergenerazionale e costruzione dell’identità professionale, confermando la lettura come spazio di cura, relazione e partecipazione. La terza fase, ancora in corso al momento del convegno, prevede l’installazione di pannelli con “assaggi di lettura” da collocare nelle sale d’attesa dell’ospedale Sant’Andrea di Roma; mentre la quarta e ultima fase consisterà in una rassegna di lezioni con personalità del mondo culturale sui libri consigliati a chi vive situazioni di disagio.

La relazione Narrazioni che salvano. L’esperienza del laboratorio di scrittura “Storie condivise” è stata presentata da Alessandra Merighi, professoressa all’istituto “Federico Flora” di Pordenone e da Carolina Russo, studentessa dell’Alma mater studiorum di Bologna. Storie condivise è un gruppo di studenti e docenti delle scuole superiori e degli ospedali di Pordenone, che, in collaborazione con l’area giovani del Centro di riferimento oncologico di Aviano, nasce con lo scopo di costruire una comunità tra scuola e ospedale, attraverso un uso terapeutico della narrazione. L’attività più importante del laboratorio è l’incontro annuale con l’autore nell’ambito del festival Pordenonelegge, in cui alcuni ragazzi, dopo un percorso di lettura e scrittura intrapreso in classe e in reparto, presentano dei testi in cui raccontano quale parte di sé hanno scoperto attraverso la lettura del libro selezionato. Durante la pandemia, il gruppo, insieme a Pordenonelegge, ha promosso due contest di scrittura (Sposta la tua mente al dopo… e raccontalo e La storia siamo noi), da cui sono nati due e-book i cui proventi sono stati devoluti alla ricerca sul cancro adolescenziale. Negli anni successivi il laboratorio ha costruito libri-risposta ai volumi di Viola Ardone, Marco Balzano, Laura Pepe e, nel 2025, di Gino Cecchettin (Cara Giulia), stimolando per ogni libro un ragionamento su tematiche importanti come resilienza, felicità, coraggio e relazione con l’altro. In chiusura è stato riportato un intervento personale di Carolina Russo, un invito a riflettere sul rapporto con sé stessi e a riconoscere la propria sensibilità come una risorsa.

L’ultima relazione della sessione pomeridiana, Giovani, letture e biblioteche: ultime notizie dai territori del margine, è stata presentata da Giuseppe Bartorilla, coordinatore della Commissione nazionale biblioteche e servizi per ragazzi e ragazze dell’AIB, e Andrea Daccò, studente magistrale di matematica all’Università di Milano-Bicocca. Nella sua introduzione Bartorilla ha esposto i primi dati della recente indagine sulle biblioteche under 19 condotta dalla commissione e ha ricordato le specificità delle biblioteche per ragazzi. Daccò ha proseguito illustrando l’esperienza del progetto Bookmood, nato dal gruppo di lettura Bucsity della biblioteca dei ragazzi di Rozzano e consolidato nell’ambito del corso di scrittura legato al romanzo L’ultimo faro di Paola Zannoner, realizzato in collaborazione con l’Istituto d’istruzione superiore “Italo Calvino”. Da quel percorso è nato il volume collettivo Messaggi in bottiglia, in cui ogni capitolo è stato scritto dai partecipanti. Bookmood si è poi evoluto in uno spazio di produzione culturale: grazie alla collaborazione con la casa editrice Il Castoro, i ragazzi hanno iniziato a recensire libri e, successivamente, a sperimentare forme di teatro e performance. Negli ultimi anni il gruppo ha ampliato l’azione sul territorio rozzanese e, attraverso un finanziamento della fondazione Comunità Milano, ha avviato un progetto di attività culturali (serate di gioco, laboratori teatrali, iniziative aperte alla comunità) per offrire ai coetanei alternative concrete alla povertà di proposte culturali locali. Daccò ha concluso sottolineando come la biblioteca abbia rappresentato per molti un luogo di benessere e socializzazione, uno spazio in cui costruire nuove forme di stare bene insieme.

La giornata si è conclusa con una tavola rotonda, moderata da Chiara Faggiolani, che ha coinvolto i componenti dello youth board. I responsabili scientifici hanno scelto di dedicare questo momento finale a una riflessione meno tecnica e più emotiva, per dare spazio al vissuto quotidiano, e ragionare insieme sul ruolo trasformativo che la lettura può assumere nelle esperienze individuali. Carolina Russo ha richiamato l’attenzione sulla difficoltà odierna di aspettare, osservando come, in un mondo dominato dalla velocità e dalla produttività, la vita interiore e le relazioni risultino profondamente svuotate, segnate da una generale e diffusa “fretta di esistere”. Aurora Boscaratto ha raccontato che il suo rapporto con i libri non è nato da un interesse immediato e spontaneo: da bambina considerava la lettura un passatempo noioso, nonostante gli incoraggiamenti della famiglia. La svolta è arrivata con l’incontro con il genere giallo, che l’ha progressivamente avvicinata ai libri fino a farne uno strumento di crescita personale, capace di aiutarla a trovare conforto nei momenti difficili. Il suo invito, rivolto ai coetanei, è di lasciarsi sorprendere dalla lettura; mentre il suo incoraggiamento per il mondo delle biblioteche è di coinvolgere sempre di più i giovani. Andrea Daccò ha sottolineato come il ruolo della biblioteca sia stato decisivo per esplorare sé stesso, scoprire l’amore per la lettura e sviluppare un senso di cittadinanza attiva nel proprio territorio. La biblioteca ha rappresentato per lui uno spazio non competitivo e un tempo in cui costruire relazioni. Il suo invito alle biblioteche è di ampliare i progetti di scrittura creativa che coinvolgano i giovani come protagonisti attivi. Nicole Marinelli ha raccontato di essere sempre stata una lettrice forte e di aver avuto la fortuna di crescere in un contesto familiare in cui la lettura occupava un posto centrale, ma di avere tuttavia sperimentato, con l’ingresso all’università, una fase di difficoltà nella lettura personale, legata alla tendenza a considerare ogni testo – anche narrativo – come oggetto di studio da padroneggiare integralmente. Il suo invito ai bibliotecari è di allenare competenze diverse in un’ottica transdisciplinare. Virginia Mellace ha posto l’attenzione sul potere del libro come supporto psicologico e sociale per le persone affette da malattie rare, ricordando come crescere con una condizione poco conosciuta significhi spesso sentirsi soli. Nella lettura ha trovato uno spazio di conforto e di rispecchiamento, capace di alimentare empatia e di contrastare quella paura di esistere che può essere accentuata da un uso del digitale come luogo di annullamento di sé. Il suo invito alle biblioteche è quindi di investire su spazi e progetti di inclusione. Raffaella Rocconi ha raccontato come i libri, in particolare la narrativa fantasy, abbiano accompagnato la sua adolescenza, offrendole una via di fuga nei momenti più difficili. La lettura le ha permesso di entrare in contatto con mondi e culture diverse, compensando la rinuncia a esperienze tipiche della propria età. Il suo incoraggiamento al mondo bibliotecario è di favorire la diffusione di luoghi culturali anche nelle periferie.

In chiusura ha preso la parola Gemma Calamandrei, direttrice del Centro di riferimento per le scienze comportamentali e la salute mentale dell’ISS e membro del comitato scientifico del convegno, la quale ha evidenziato come i percorsi che conducono ad amare la lettura siano molteplici e diversi tra loro. Ha ricordato, inoltre, il ruolo delle biblioteche come luoghi di comunità, socialità e cura, spazi di narrazione condivisa e di immaginazione collettiva. A conclusione dei lavori sono intervenuti i responsabili scientifici. Amalia Egle Gentile ha riallacciato la seconda edizione del convegno alla precedente, sottolineando come le biblioteche possano contribuire ai percorsi di salute e benessere delle comunità. Vittorio Ponzani ha espresso soddisfazione per gli esiti della giornata, che ha saputo unire la dimensione medico-sanitaria, il lavoro operativo delle biblioteche e la componente emotiva, in particolare grazie al contributo dello youth board. Chiara Faggiolani ha infine annunciato l’intenzione di proseguire il percorso con una terza edizione del convegno.