Elogio della biblioteca per ragazzi
belotti@bibliotecheoggi.it
Scarica l'articolo in pdf cliccando qui.
Era il mese di novembre 1983 quando usciva, presso l’Editrice Bibliografica, il primo numero di Biblioteche oggi. Cinque anni dopo, nel settembre 1988, lo stesso editore pubblica Sfoglialibro. La biblioteca dei ragazzi, che per un lungo periodo costituirà un riferimento, dai contenuti innovativi, per le sezioni ragazzi delle biblioteche pubbliche e per le biblioteche scolastiche.
Luigi Crocetti, allora direttore di Biblioteche oggi, salutava così la nascita della nuova rivista:
La biblioteca per ragazzi, o la sezione ragazzi, non sono biblioteche speciali, non sono biblioteche specializzate. Il loro pubblico è composto dalle stesse persone che frequentano (o non frequentano) le biblioteche “normali”, solo che sono generalmente persone di dimensioni più piccole, di peso minore, vestite in modo un po’ diverso, che non hanno ancora imparato certe cose: tutto qui. In queste condizioni la biblioteconomia per ragazzi non è una biblioteconomia speciale ma biblioteconomia tout court, dove semplicemente c’è qualche differenza nei servizi. Se tra biblioteca per ragazzi e biblioteca per adulti scaviamo un solco, la prima rimane fine a sé stessa: e una biblioteca a termine non è concepibile, oppure è inutile. La seconda è condizione di esistenza della prima, la sua ombra (che dev’essere leggera) la copre e la protegge. Vedere la biblioteca per ragazzi in funzione dell’altra biblioteca non significa affatto abbassarne l’importanza o umiliarla ma, al contrario, stimarne insostituibile il ruolo. Il lavoro che vi si svolge è delicato e difficile.
Parole preziose da custodire con cura da chi, come me, ha considerato Luigi un maestro. Parole che a quasi quarant’anni di distanza mantengono la loro attualità, anche se il contesto è cambiato.
La stessa biblioteconomia ha subito profonde trasformazioni sotto la spinta del linguaggio incalzante della tecnologia e di nuove istanze sociali.
Osserveremo inoltre che è cresciuta negli anni la consapevolezza che il "mestiere" del bibliotecario per ragazzi richiede sì una formazione incardinata sui fondamentali di una moderna biblioteconomia, ma corroborata, grazie a una visione transdisciplinare, dall’innesto di altre competenze strategiche, fra cui citeremo (ben sapendo di dimenticarne altre) quelle di natura pedagogica, sociologica, letteraria, tecnologica... In altre parole, oggi il bibliotecario per ragazzi deve essere riconosciuto a tutto tondo come un professionista dalla fisionomia solo apparentemente multiforme (senza avventurarsi in reinterpretazioni dell’Arcimboldo), se non vogliamo affidarci solo alle inclinazioni e alle vocazioni. Casuale ogni riferimento al titolo, efficace ed ironico, di un libro di Peter Bichsel: Al mondo ci sono più zie che lettori.
Chiediamoci, ora, perché nella seconda metà degli anni Ottanta abbiamo assistito al moltiplicarsi di iniziative e strumenti, comprese le riviste, che si proponevano di valorizzare la diffusione dei servizi bibliotecari per ragazzi garantendone qualità e dignità professionale, a cominciare da una puntuale informazione bibliografica.
Per spiegarci il fenomeno dobbiamo ricorrere alla metafora dell’onda lunga.
La prima ragione va ricercata, infatti, nel processo che negli anni Settanta del secolo scorso ha visto diffondersi a macchia d’olio, soprattutto al Centro-Nord Italia, quel soggetto tipologico che le prime leggi regionali chiamarono "biblioteca di ente locale" ma che alcuni di noi preferirono definire "biblioteca pubblica di base" per sottolinearne lo stretto rapporto con l’unità minima territoriale. Furono in molti a chiedersi se si trattasse di un’illusione o fossero i primi segnali di un nuovo percorso destinato a ridurre il divario con il modello della public library. Pur destinata a mantenere a lungo tratti di precarietà, questa biblioteca, che presentava anche se embrionalmente aspetti tipici del welfare, avrebbe costituito di fatto l’habitat naturale per la crescita delle biblioteche per ragazzi.
A questo proposito mi sembra interessante ciò che in un’occasione pubblica riferì una bibliotecaria, spingendosi a ribaltare la prospettiva. Spiegò infatti che la biblioteca pubblica di cui era responsabile nel suo comune era nata a partire dalla biblioteca per ragazzi, non tanto per una questione di tempi di realizzazione, ma perché la prima finì con l’ispirare lo stile di lavoro dell’intero servizio. In un prossimo numero ci torneremo.
Un altro fenomeno che contribuì alla "fortuna" delle biblioteche per ragazzi è senz’altro riconducibile alla straordinaria rivoluzione che già a partire dagli Anni Sessanta aveva investito l’editoria per ragazzi e la cui eco si fece sentire ben presto anche nelle biblioteche. Molti furono i protagonisti di quel processo radicale, che portò a sovvertire canoni, stili, linguaggi, demolendo stereotipi. Un fermento che diede vita a una sorta di movimento. Ne facevano parte autori, illustratori, editori, critici illuminati, che sarebbe impossibile qui ricordare compiutamente. Mi limiterò dunque a ricordare il nome prestigioso di Rosellina Archinto, scomparsa da poco, unanimemente considerata una pioniera e un simbolo di una rivoluzione editoriale, che offrì a bibliotecari e insegnanti libri prima impensabili per avvicinare bambini e ragazzi alla lettura.
Nel loro percorso i bibliotecari per ragazzi "in formazione" poterono contare su altre alleanze che contribuirono a "educarli" e supportarli. Preziosa la collaborazione con le librerie specializzate, tra le quali ci piace ricordare la mitica "Libreria dei ragazzi" di Milano, fondata da Roberto Denti, un intellettuale che, senza complessi nei confronti dell’accademia, seppe farsi interprete di una critica militante, risultata particolarmente utile ai bibliotecari e agli insegnanti, sul piano teorico e pratico, nel loro rapporto con i giovani lettori.
Ultima ma non ultima, tra le cause che favorirono lo sviluppo delle biblioteche di base e con loro dei servizi per i ragazzi, non va trascurata l’onda lunga della scolarizzazione di massa (e in particolare gli effetti della scuola media unica).
Non appena ci furono le condizioni, tra cui l’emanazione delle leggi regionali in materia di biblioteche (la prima, quella della Lombardia, è del 1973), si manifestò, come era prevedibile, una forte domanda proveniente dalla scuola, a cui le amministrazioni locali risposero mettendo a disposizione, in termini di spazi, materiali e assistenza, ciò che erano in grado di offrire le nascenti e spesso precarie biblioteche. Di fatto nacque un connubio tra biblioteca e scuola che produsse risultati positivi nel segno della promozione della lettura e della educazione alla ricerca, avendo cura che non prevalessero l’inclinazione alla supplenza e la confusione di ruoli, obiettivo – quest’ultimo – perseguito con fortune alterne.
"Biblioteche oggi" ha sempre seguito con partecipazione la vicenda dei servizi per i giovani frequentatori della biblioteca, intesi come parte integrante di un progetto unitario.
Con la nascita dello speciale "Zerodiciotto", che avrà cadenza semestrale, la nostra rivista si propone di accrescere l’attenzione nei confronti delle biblioteche per ragazzi, senza perdere di vista il fenomeno delle scolastiche che si sta sviluppando in parallelo con risultati molto interessanti, nonché il mondo sempre più ricco e variegato dell’editoria, il rapporto dei giovani con le tecnologie digitali, i nuovi comportamenti di lettura e molto altro.
Lo faremo proponendo ai nostri lettori indagini, approfondimenti, traduzioni, reportage, best practices, interviste, percorsi bibliografici, casi di studio. Consapevoli come siamo che dagli spazi per bambini e ragazzi, dagli zero ai diciotto anni (da cui il nome scelto per questo speciale), stanno passando molte delle trasformazioni che interessano in profondità il mondo delle biblioteche pubbliche.