Biblioteche accademiche, comunicazione scientifica e valutazione della ricerca: nuovi ruoli e sfide per i bibliotecari delle università

Domenico Ciccarello

Abstract


Diversi fattori sono intervenuti, in questi ultimi anni, a modificare lo scenario delle competenze e delle prospettive dei bibliotecari accademici a supporto della composita mission degli atenei (ricerca, didattica, terza missione). La stagione, non ancora conclusa, dell’integrazione e dell’affinamento di strumenti di nuova generazione nei servizi di information retrieval, reference remoto e gestione delle collezioni digitali ha già posto le basi per nuovi ruoli e sfide per i bibliotecari delle università in rapporto a quello che si vorrebbe fosse un “ecosistema della comunicazione scientifica e della valutazione della ricerca”. Ciò avviene, tuttavia, in un paesaggio che vede i grandi editori internazionali muoversi in modo più rapido, e spesso più efficace, rispetto alle politiche istituzionali; il quadro appare fortemente mosso anche per via delle molteplici iniziative di academic research exchange che, a dispetto dei loro connotati marcatamente commerciali, stanno ottenendo facili successi. Il risultato è che, da un lato, il movimento Open Access fatica ancora a compiere l’auspicata rivoluzione nelle pratiche della comunicazione scientifica ed è lontano dall’avere raggiunto l’obiettivo di favorire una maggiore indipendenza dei ricercatori da vincoli finanziari nell’esposizione delle loro attività di ricerca; dall’altro, gli esercizi di valutazione e misurazione della ricerca scientifica da parte delle agenzie nazionali dipendono sempre più dalle scelte adottate dei principali produttori di database citazionali. Diversi fattori sono intervenuti, in questi ultimi anni, a modificare lo scenario delle competenze e delle prospettive dei bibliotecari accademici a supporto della composita mission degli atenei (ricerca, didattica, terza missione). La stagione, non ancora conclusa, dell’integrazione e dell’affinamento di strumenti di nuova generazione nei servizi di information retrieval, reference remoto e gestione delle collezioni digitali ha già posto le basi per nuovi ruoli e sfide per i bibliotecari delle università in rapporto a quello che si vorrebbe fosse un “ecosistema della comunicazione scientifica e della valutazione della ricerca”. Ciò avviene, tuttavia, in un paesaggio che vede i grandi editori internazionali muoversi in modo più rapido, e spesso più efficace, rispetto alle politiche istituzionali; il quadro appare fortemente mosso anche per via delle molteplici iniziative di academic research exchange che, a dispetto dei loro connotati marcatamente commerciali, stanno ottenendo facili successi. Il risultato è che, da un lato, il movimento Open Access fatica ancora a compiere l’auspicata rivoluzione nelle pratiche della comunicazione scientifica ed è lontano dall’avere raggiunto l’obiettivo di favorire una maggiore indipendenza dei ricercatori da vincoli finanziari nell’esposizione delle loro attività di ricerca; dall’altro, gli esercizi di valutazione e misurazione della ricerca scientifica da parte delle agenzie nazionali dipendono sempre più dalle scelte adottate dei principali produttori di database citazionali. Quali le possibili vie d’uscita? E il ruolo dei bibliotecari accademici può essere rilevante? Si suggeriscono alcuni percorsi praticabili: la consulenza personalizzata agli autori dell’ateneo, per sostenerne gli sforzi volti a ottimizzare l’impatto qualitativo e citazionale dei loro prodotti anche al di là degli oligopoli editoriali; il supporto alla governance di ateneo nella creazione di strategie e strumenti efficaci per l’OA  -  a cominciare dalla university press; le attività tecniche di manutenzione degli archivi istituzionali, anche contribuendo direttamente al miglioramento della qualità delle informazioni nei database citazionali. A ciò va aggiunta la capacità dei bibliotecari di sostenere efficacemente la ricerca istituzionale e la sua evaluation complessiva tramite la partecipazione attiva ad iniziative di promozione e divulgazione della ricerca, per un migliore impatto territoriale, sia sul piano più strettamente scientifico che in senso più ampio, sul piano economico-sociale (cosiddetto public engagement ovvero sostegno alla terza missione degli atenei).



DOI: http://dx.doi.org/10.3302/2421-3810-201901-043-1

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