Leggere nella prima guerra mondiale. Novità per la lettura dei combattenti

Maria Gioia Tavoni

Abstract


La necessità di comunicare con chi era lontano e dare voce alla propria esperienza fu comune a tutti i combattenti, dai più acculturati, come Ungaretti e Renato Serra, a quelli minimamente alfabetizzati. Non si può parlare con altrettanta sicurezza di una pratica della lettura universalmente diffusa tra i soldati, ma si può affermare che la lettura era praticata, dato che giornali, opuscoli e molti libri raggiunsero, soprattutto attraverso i Comitati cittadini, i combattenti nei fronti e nelle retrovie. Importanti sono alcune iniziative precedenti a quelle dei vertici militari dopo Caporetto, fra cui l’assistenza «per i bimbi dei richiamati» del Comitato di Bologna e il progetto del Comune di Milano, che costituì anch’esso un Comitato e, tramite la direzione della Biblioteca Braidense, diffuse capillarmente un’ingente quantità di volumi tra tutte le realtà dell’esercito. Leggevano con maggiore sicurezza i militari in un ospedale di Forlì, grazie all’appassionata opera di Evelina Rinaldi, opera che porta a riflettere su quanto poco si sia fatto da allora per la lettura degli Italiani.

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