Il dovere di contare

Danilo Deana

Abstract


Negli ultimi vent’anni la spesa per l’accesso alle risorse elettroniche sostenuta biblioteche ac-cademiche è andata continuamente crescendo, a discapito delle monografie e dei periodici car-tacei. Attualmente essa rappresenta in media i due terzi della spesa complessiva (da questo calcolo sono escluse le spese per il personale). Da tempo le biblioteche accademiche si sforzano di contrastare le politiche degli editori e dei fornitori di risorse elettroniche, che impongono contratti sempre più onerose. C’è però un altro fronte che sarebbe possibile aprire ed è quello del prestito dei libri. Come è possibile rendersi conto consultando le relazioni annuali pubblicate dai Servizi biblio-tecari di ateneo, il prestito dei libri è quasi ovunque in lento e costante aumento. La situazione italiana è molto diversa da quella statunitense, dove il calo dei prestiti procede a un ritmo mol-to sostenuto. Il destino del libro cartaceo non è affatto segnato: una inchiesta recente condotta a livello mondiale ha infatti stabilito che gli studenti lo preferisco a quello elettronico quando si tratta di approfondire un argomento. È possibile aumentare ulteriormente i tassi di crescita del servizio di prestito concentrandosi su tre aspetti: la qualità dei cataloghi, la comunicazione con gli utenti, le procedure di acquisto. La qualità dei cataloghi è il tallone di Achille non solo delle biblioteche accademiche, ma dell’intero Servizio bibliotecario nazionale. I problemi sono, da un lato, la presenza di registra-zioni duplicate, dall’altro la scarsa qualità delle registrazioni stesse se paragonate a quelle delle biblioteche accademiche statunitensi. Il secondo aspetto è quello della comunicazione con gli utenti. Amazon, da questo punto di vista, ha fatto scuola. Dovrebbe infatti essere possibile richiedere l’acquisto di un volume di-rettamente dal catalogo e ricevere una serie di messaggi che confermano il ricevimento della richiesta, l’invio dell’ordine e, infine, il ricevimento del volume e la sua disponibilità per la consultazione o il prestito. Anche le comunicazioni relative alla prenotazione di un volume dovrebbero essere più precise. Sarebbe poi necessario mettere a punto una procedura che consentisse di inviare un elenco del-le nuove accessioni basandosi sul settore scientifico disciplinare del docente e sul corso fre-quentato dallo studente. L’ultimo aspetto riguarda le procedure di acquisto. Il codice degli appalti attualmente in vigo-re rende queste procedure estremamente complesse e non garantisce quella rapidità di conse-gna che con la nuova organizzazione dei corsi e l’esempio di Amazon è ormai diventata impre-scindibile. Grazie a queste azioni sarebbe possibile trasformare quello che molti considerano ormai un ca-ne randagio in una mucca da latte ancora per diverso tempo. La capacità dei bibliotecari di rivitalizzare questo servizio permetterebbe da un lato di rendere evidente il valore aggiunto che essi possono fornire, dall’altro di contrastare politiche commer-ciali che mirano allo smantellamento delle biblioteche a favore di un servizio di prestito eroga-to dagli stessi fornitori di risorse elettroniche. Perché questo non accade? Se si esaminano i piani delle performance delle principali università italiane, è facile rendersi conto che quasi tutti gli obiettivi assegnati ai responsabili sei servizi bibliotecari di ateneo siano obiettivi interni. Anche quando questo non avviene, raramente gli indicatori si basano su una modifica del comportamento degli utenti. La possibilità per i bibliotecari di supportare una comunicazione scientifica libera e di qualità si basa sulla loro capacità di individuare il valore aggiunto che essi possono rappresentare per studenti e docenti e lavorare per incrementarlo.



DOI: http://dx.doi.org/10.3302/2421-3810-201902-035-1

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ISSN 2421-3810